Le stelle fuori posto.


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stelle_marine_26Mi infastidisce sentire le vite degli altri sgusciare da dietro la mia schiena. Le loro voci e il chiacchiericcio sfiorarmi le spalle. Mi disgusta tutto questo fermento che c’è intorno che mi scartavetra il fianco come acqua ghiacciata. Cammino e guardo i passi che non sono i miei, il sole che non tocca la mia testa e le buche della strada che non evito. Sono qui ma non sono qui. Ho lasciato me altrove.

Che cosa faccio, quando mi manchi?

Ci provo davvero a socializzare. A non isolarmi. Mi sforzo di mangiare il panino con gli altri, di ascoltare educatamente le loro riflessioni su qualcosa che non è affatto importante, ma li vedo accartocciarsi su se stessi. Sgretolarsi di pochezza. Parlare delle stesse cose, ridere su battute inutili, inabili nel conversare su altro, impegnarsi tanto con l’università, incapaci di andare oltre. Incapaci di andare altrove.

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Tutto il bene di questo mondo.


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Ultimamente mi sono reso conto di una cosa. Mi sono chiesto quali fossero le più grandi fonti di ispirazione per buttare giù un pezzo, scrivere qualcosa che fluisca liberamente dalle proprie mani senza tanti intoppi. In epoca moderna non è più il fruscio dei fogli di carta a testimoniare una buona velocità di scrittura, o il solco continuo di una penna che traspare dalla scrivania di legno massiccio. Piuttosto è il ticchettio dei polpastrelli sulla tastiera che danza su un ritmo interrotto da poche pause.

Tralasciando argomenti tecnici, notizie di attualità, gossip e quant’altro, ho provato a focalizzarmi sulle emozioni, su ciò che gli scrittori emotivi provano a convogliare attraverso l’alfabeto della propria anima. D’altronde sono le emozioni il motore primo di tanti blog (incluso quello che avete davanti ai vostri occhi), romanzi, racconti, sfoghi su social media; emozioni generate da (e che generano) sentimenti in uno strano miscuglio dove non si capisce bene cosa viene prima di cos’altro. Le emozioni però, legate e motivate dagli eventi che un individuo sperimenta sulla propria pelle durante l’esistenza, in virtù di una connessione intrinseca con la realtà soffrono di un dualismo essenziale quanto banalmente stupido: ci sono emozioni positive e negative. Belle e brutte. Piacevoli e spiacevoli. Psicologia spicciola di Freudiana memoria su Eros e Thanatos, pulsione di vita e pulsione di distruzione, che a sua volta corteggia Empedocle e il dissidio cosmico tra le forze di Amore e quelle di Odio. Read More

In Un Angolo Di Settembre.


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(C) Fotografia personale.

Ci sono giornate come questa. Esistono, succedono, fanno parte di una storia che sembrava lontana e irrealizzabile. Eppure ora è reale, è possibile, ed è qui. Una storia che ha i contorni di una favola. È la favola che ognuno di noi si costruisce strada facendo, scrivendo su anime di carta.

Certe storie, certe favole, si intrecciano perché gli intrecci non possono fare a meno di crearsi tra chi è destinato ad unirsi per mano in un angolo di Settembre. Allora possiamo volere bene e volere il bene, perché il bene va condiviso e perché siamo quello che condividiamo. Possiamo amare e cercare amore, trovarlo in una virgola tra due periodi, sommare quantità a qualità. Collocare le cose in un posto, un posto giusto, un luogo che potremmo chiamare parentesi ma che in realtà è semplicemente quella virgola piccola, presente, necessaria, inserita nella storia e viva tramite essa. Nostra.
“Sono con te, sono te, sono in te.”
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Extrasistoli (Considerazioni random sulla vita #2).


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Mi ero dimenticato cosa volesse dire avere caldo. Mi ero dimenticato cosa fosse l’estate.

I miei cani mi hanno fatto le feste e sono quasi impazziti di gioia, così mi sono sentito davvero insostituibile per qualcuno.

Il viaggio è stato così confortevole che ero sul procinto di addormentarmi. Non l’ho fatto, perché troppi pensieri affollavano la mia mente.

Ho fatto il primo bagno al mare. Il 30 luglio.

Ho dormito nella mia stanza e quando mi sono svegliato mi sembrava tutto fuori posto.

Non è cambiato niente, ma è cambiato tutto. Non si è più gli stessi al ritorno.

Mi è stato detto che parlo anche con i muri.

Ho imparato ad accettare i silenzi e ad amarli per quello che sono, ossia non silenzi. Perché ho capito che non li rendo mai realmente muti, c’è sempre un angolo di me che sta gridando. Read More

Il ponte delle lucciole.


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Fonte: Flickr

Le prime luci dell’alba bagnano la vallata e i campi che si possono ammirare da qui, sul ponte. Che magnifico mattino, che magnifico paese.
Ho le spalle ricurve e non riesco a raddrizzare la schiena, ci ho provato ve lo giuro, ma le sento più pesanti di un macigno.

Mi siedo sul cornicione e faccio penzolare le gambe nel vuoto mentre osservo la trama metallica delle inutili reti di protezione, posizionate più sotto. La strada dietro di me è vuota, forse è ancora troppo presto perché qualcuno si decida a divorare l’asfalto. Non un filo d’aria muove le molecole del giorno che sta nascendo ed io mi chiedo se ricordo ancora l’odore del vento. Sono stanco, e triste. A volte i problemi hanno la meglio sul mio umore ma io non ho paura di andare in pezzi, so che posso trovare la forza per ricostruire e riparare. È solo che tutto questo stanca e mi logora… Farlo ancora e ancora e di nuovo. Dopo non so più come continuare a resistere. Che cosa si può fare dopo gli ennesimi pezzi che graffiano il suolo?

Guardo giù, sono parecchio in alto ma tanto a me delle vertigini non è mai importato nulla. Sarà veloce e nessuno se ne accorgerà. Mi sto tormentando inutilmente.

Dicono che il ponte sia la postazione perfetta per vedere le lucciole dei campi e dei boschi in lontananza: tante piccole comete che esplodono ad intermittenza, barlumi di migliaia di stelle cadute sulla terra invece che consumate nel cielo. In realtà non le ho mai viste, speravo di scorgerle prima che facesse giorno. Forse le lucciole non esistono e quella voce era soltanto una burla, una tremenda dolce bugia per gli stupidi romantici, decadenti come me. Forse si sono spente da un pezzo e niente e nessuno potrà riaccenderle più.

Io ci provo ad essere buono, ci ho provato. Ma la vita non è stata buona con me. La vita non è stata buona.
E sono stanco, stanco, stanco, stanco, stanco.

*

La vita è sacra ed è banalmente l’unica che abbiamo. La vita è bella, può e deve esserlo anche nelle avversità eppure non tutti se lo ricordano. C’è chi se lo dimentica. C’è chi si dimentica quali sono le cose importanti: quelle semplici. Le emozioni. C’è chi se lo dimentica per un fatale attimo, chi per mesi, anni.

Resisti anche quando sei stanco. Resisti anche quando non ce la fai. Resisti anche se ti sei perso. Resisti, e con un po’ di impegno l’alba sarà di nuovo qui e la luce del sole darà colore alle tue vene.


👉Soundtrack (“To Build A Home (radio edit)” – The Cinematic Orchestra. Una delle tracce migliori della storia.)

👉Pagina FB

Liebster Award – Cercatoredifavole


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Ragazzi perdonatemi ma quando sento parlare di nomination mi viene subito in mente, nell’ordine: Grande Fratello, tv spazzatura, bestemmie, 1984, degrado, Grande Fratello, 1984, bestemmie, spazzatura, degrado.
In questa sede invece si tratta di qualcosa di più divertente e sicuramente dagli intenti molto più apprezzabili. Con il Liebster Award (di cui esistono molte versioni) ci si mette in gioco e si apre una finestra sul background del mondo blog e sugli autori che ne fanno parte. È la prima volta che vengo nominato per qualcosa del genere e sono molto contento ed entusiasta.
Ringrazio con particolare affetto undiciTuit per la nominéscion (!!) e per la possibilità di partecipare e di contribuire al networking. Read More

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(3)1 gocce di pioggia.


Esattamente un anno fa alla stessa ora buttavo i libri sulla scrivania e avviavo il computer senza sapere cosa sarebbe successo dopo. Alcune decisioni si prendono per mancanza di alternative e altre perché dopo ci fanno sentire meglio. Ero una bomba inesplosa sul punto di scoppiare da un momento all’altro ma è bastato un solo foro per alleviare la pressione. Per far fluire in modo ordinato e spontaneo i pensieri e costruirgli argini a destra e sinistra. È stato un modo per incanalarli e concretizzarli permettendo la depressurizzazione della calotta cranica. Dopodiché, col passare del tempo, le due rive si sono distanziate sempre di più e il fiume si è allargato, espandendosi naturalmente negli spazi vuoti. Quel giorno non sapevo cosa avrei fatto o come avrei dato senso alla mia testa piena di parole, e poi è nato questo blog. Compagno silenzioso di avventure e scatola in cui mettere le cose fuori posto. Mi ha donato tanto, forse più lui a me che viceversa, mi ha riempito di inaspettate soddisfazioni. In un anno ha riflettuto ad ogni istante la mia immagine per consentirmi di passare attraverso lo specchio e abbracciare gli spigoli. Dovreste farlo anche voi: abbracciate gli spigoli. Read More

22.



Come anticipato nel precedente post ho aderito con estremo piacere al progetto #NoiLiAbbiamoAiutatiCosì, gestito da Moto39 blog, che ringrazio molto (cliccate sui link sottolineati per tutte le info).

Questo è il racconto inerente al tema che è scaturito dalla mente del Cercatore. Il contributo è stato pubblicato qualche giorno fa sul blog Moto39. Spero davvero che vi piaccia, prende in considerazione i recenti fatti di cronaca. Vi consiglio di riprodurre la traccia che vedete in apertura post come accompagnamento musicale durante la lettura.


22 MARZO.

Una normale giornata di lavoro. Doveva essere solo una normale giornata di lavoro. Ora invece non sento più alcun suono e il fumo offusca la mia vista. Mi chiamo Abdullah, devo tossire ma non oso farlo e mi scoppiano i polmoni a forza di trattenere i conati di vomito insieme alla cenere penetrata nelle vie aeree. Sono disteso a terra e mentre sbatto convulsamente le palpebre un rombo di tuono sembra perforare la parete insonorizzata dei miei timpani. Non riesco a decifrarne l’origine ma possiede certamente un ritmo.
Provo a muovermi ma il mio corpo non funziona, io non funziono. Il terrore paralizza ogni centimetro quadrato di muscolo e vedo il mio petto alzarsi e abbassarsi troppo velocemente. Cosa è accaduto, chi, come, quando? Dove? Avverto qualcosa di appuntito e tagliente fare pressione sulla mia gamba e dei filamenti della consistenza di un capello sui palmi delle mani. Quello che sembrava un tuono altro non è che il mio stesso cuore che batte nelle orecchie, batte e ribatte ed ogni colpo è un martello impietoso sulla tempia. Il sangue pulsa nelle vene e fluisce e continua a dare vita ai miei organi in un vortice che rende il mondo un posto alquanto confuso. Una mano non me la sento più.
Era una normale giornata di lavoro e poi è successo quello che non doveva succedere. Read More

Progetto “NoiLiAbbiamoAiutatiCosì”


Cercatoredifavole aderisce con entusiasmo al progetto “LiAbbiamoAiutatiCosì” promosso e gestito dal blog Moto39!😀

Cliccate sul link e sull’hashtag sotto la foto per maggiori informazioni! Ed ecco il mio contributo in forma di post.
#LiAbbiamoAiutatiCosì