4. Imprese impossibili.

 

Sapete, noi dovremmo essere la generazione multitasking. Sì, quella che fa tremila cose tutte insieme e le segue contemporaneamente assicurandosi che vadano a buon fine. Perseguire obiettivi, spuntare una voce della to-do list, completare incarichi e rivolgere la propria attenzione ad una pluralità di situazioni nello stesso momento. Tecnicamente questo è possibile con una buona ripartizione delle risorse di sistema distribuite in base ad una scala di priorità, con un costante lavoro su più binari. Come se fossimo un computer, avviamo una serie di programmi nel giro di pochi secondi e li manteniamo aperti suddividendo equamente la nostra capacità di concentrazione, o livellandola in base ad un ordine preferenziale. Due modi che in realtà nascondono una incompatibilità di fondo, in quanto diametralmente opposti. La preferenza implica l’assenza della risoluzione istantanea di più problematiche, che invece sarebbe fantastico poter ottenere: mentre una porzione del nostro cervello risolve un problema, l’altra lavora per trovare la soluzione al successivo, e una terza l’ha già trovata per quello dopo. Possiamo illuderci che questo accada, vero?

Effettivamente, la chiave di volta è proprio l’importanza e l’urgenza delle questioni. Diciamoci la verità, per quanto cerchiamo di apparire fighi affermando di essere in grado di fare davvero più cose insieme, soltanto Dio ha questa abilità. Magari ci spostiamo freneticamente da una situazione ad un’altra, di palo in frasca, dalla padella nella brace, con il salto della quaglia, ma in quei pochi secondi soltanto un problema alla volta occupa la nostra mente e consuma le nostre risorse. Donne, potete davvero fregiarvi del titolo di multitasking? Quando fate più cose insieme riuscite a portarle avanti con la stessa attenzione e partecipazione? Indubbiamente questo accade, a volte. Indubbiamente. Magari per le piccolezze. Ma il punteggio di importanza a conti fatti ha la meglio nella vita quotidiana, perciò quando svolgiamo un compito disattiviamo tutte le notifiche inerenti agli altri compiti e stabiliamo una scala di priorità. L’ordine preferenziale è sostanzialmente incompatibile con la funzione di contemporaneità. Incredibile!

Quando si presenta un’urgenza, essa scavalca la fila e passa per prima. Come un triage: bianco, verde, giallo, rosso; nessuna urgenza (rimandare a data da destinarsi), lieve criticità, criticità media, emergenza (da risolvere immediatamente altrimenti ci scappa il morto). Gli impegni della nostra vita sono tutti ammassati in un grande Pronto Soccorso, il cervello funziona un po’ come servizio d’accettazione e di assegnazione del colore. Il cervello è anche l’equipe medica che si occupa di ristabilire la condizione di normalità delle funzioni vitali.

Quando proviamo ingenuamente ad essere multitasking, è come se di punto in bianco i cartellini con il colore cominciassero a cadere per terra, a scambiarsi casualmente e a volare fuori dalla finestra. Risultato: caos. Grossolani errori, imperfezioni e imprecisioni. Quando proviamo a svolgere decine di attività tutte insieme stiamo chiedendo al nostro corpo qualcosa che è al di là della sua portata. Quando proviamo a gestire la contemporaneità ci scontriamo con i limiti dell’essere umano. Le potenzialità del sistema nervoso per qualche motivo rimangono inaccessibili ai più; si ipotizzano altri millenni di evoluzione per ottenere il pieno sviluppo e controllo delle capacità del cervello, e in tutto questo nessuno ha previsto il dono dell’ubiquità, nemmeno Dio. L’unico risultato che otteniamo è questo: la frenesia. Il Pronto Soccorso muta in un ufficio postale in cui le scadenze e gli impegni hanno il numeretto e sono in fila per essere serviti, scalpitando per l’attesa e accumulandosi uno dopo l’altro. Il povero impiegato ha l’impressione che in fondo non abbandonerà la sua postazione allo sportello tanto presto.

La frenesia, avere tante, troppe cose da fare. Non riuscire a fermarsi, sentirsi soffocare dalla quantità di decisioni da prendere, continuare per inerzia, provare a far tutto, perdersi qualche pezzo. Non ho mai creduto al detto “volere è potere“, magari a volte sì, magari no. Il tempo non basta mai e non ci resta che stringere i denti.

Corri non fermarti continua a muovere le gambe prendi le chiavi della macchina allacciati le scarpe infilati la maglietta lavati i denti corri non fermarti attento alle buche sul marciapiede controlla l’orologio alza lo sguardo continua a camminare rispondi al cellulare corri alzati dal letto controlla l’orologio allacciati le scarpe prendi le chiavi della macchina alza il volume della radio fermati al semaforo rosso non smettere di muovere la gambe. Corri. Le pause sono un lusso che gli iperattivi non si possono permettere. Anche le paure, lo sono. Il tempo: una costante immodificabile dell’equazione esistenziale, che non può essere creato né distrutto esattamente come accade all’energia nel primo principio della termodinamica. A volte si ha bisogno di rallentare, di riposarsi, di andare in vacanza, e per fortuna a volte questo è possibile. Ma se le epoche della vita funzionano a scadenze, non c’è modo di evitare o aggirare l’ostacolo. Possiamo provare a vedere il bicchiere mezzo pieno: i mille impegni fonte inesauribile di stress rappresentano piuttosto una vita intensa e piena, costellata di cambiamenti e colorata da eventi che suscitano un’emozione e da passi mossi uno dopo l’altro per il proprio futuro. La frenesia si nutre del nostro tempo e possiamo imparare a domarla, è come un’onda da cavalcare su una tavola da surf. Resistere, sopravvivere alla tensione, programmare, organizzarsi a breve o a lungo termine, mandare a puttane l’organizzazione e andare avanti giorno per giorno. Rendersi conto di avercela fatta.

Succede poi che ti svegli una mattina col sole che filtra dalla finestra e capisci che la bufera è passata, tutto è andato al suo posto e hai già spuntato un po’ di voci dalla tua lista. È il momento di alzarsi di nuovo. Le imprese impossibili non sono poi impossibili davvero.

D.


[ Proseguite qui per qualche suggerimento musicale dando un’occhiata alla sezione intitolata Soundtrack: scoprite quali sono le canzoni che fanno da sottofondo durante la stesura di questo e degli altri post! ]

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