V. Quando all’alba nasce l’arte.

Dance first, think later.

Ballare danzare sono due parole che non renderanno mai il concetto se pronunciate con leggerezza. Non trasmetteranno mai tutto il significato che io attribuisco al movimento sulla musica e con la musica. Non potranno scorrervi nelle vene alla velocità con cui lo fanno nelle mie. Non saranno mai in grado di parlarvi all’orecchio, e di toccarvi il cuore. Perché questo fa la danza con me, mi tocca il cuore e me lo muove. Mi parla e mi sussurra confidenze, mi abbraccia e non lascia mai la mia mano. Comunica in un linguaggio che conosco solo io, ritmi passi e tempi, la musica è lo strumento con cui rivela i suoi segreti. Danzare è un rituale, una forma d’arte nata all’alba. Dall’esigenza di contare le stelle scomparse all’orizzonte è nato il movimento, dallo scalpiccio dei piedi sulla terra è nata la musica che lo accompagna. Il tramonto era ieri, il tramonto è già passato, il tramonto è già lì. La danza si serve delle dita, delle mani, dei piedi, delle gambe, delle braccia, della schiena, del volto, della pancia, per esprimere il senso del sole che sorge. Si fonde con la musica per creare energia e propagarla nello spazio e nel tempo anche in assenza di mezzo. Un saluto al mattino, una carezza al buio della notte che scivola via. Si apre il sipario, lo spettacolo inizia.

Nei pochi secondi che precedono l’inizio di una coreografia, c’è il silenzio che solo gli altri possono percepire. Il cuore pompa velocemente sangue in corpo e nelle mie orecchie c’è il frastuono delle pulsazioni accompagnato da un vortice di rumori. Io il silenzio non lo sento. Sento le mie emozioni. Sento il mio respiro affannato, un atto automatico compiuto involontariamente che passa così inosservato da esistere appena. Eppure in quel momento sento che sto respirando. L’aria invade i polmoni, le spalle si sollevano quasi convulsamente. Il sudore mi cola sulla fronte e sul naso, prude… poi la prima nota.

Tutto è nato con l’hip hop. Ad essere sinceri, questo accadde una decina di anni fa e ho dimenticato quale fu il motivo per cui decisi di cominciare a ballare. Del tutto dimenticato. Forse fu per caso, forse fu per un video, o per una canzone, forse fu istinto, naturale prosecuzione del camminare. Forse, rivisitando una citazione di Nietzsche, da quando ho imparato a camminare mi piace ballare. Forse fu una crew vista in TV o ad uno spettacolo a teatro. Non ricordo, in dieci anni è accaduto tanto e la danza è stata semplicemente il prolungamento di un mio braccio. Naturale, giusta, fedele. In tutto questo tempo ho avuto due cuori che battevano nel mio petto. Tutti sappiamo cosa significhi avere una passione che vada al di là di un semplice pretesto per passare il tempo. Le molecole del nostro corpo vibrano ed entrano in risonanza con i suoni attorno a noi, l’aria stessa si incrina e la gioia scorre liquida uscendo dai nostri occhi e scendendo sulle guance, sul viso, sul mento. La felicità che deriva dal perseguire la propria passione è impagabile.

Succede che la danza ti afferra, ti agguanta, si adagia su di te, si posa sui capelli e penetra nelle ossa, porta pace negli angoli più remoti del tuo cuore; come una seconda pelle ti veste e si intreccia con la forza che ti spinge a continuare a vivere.

Dall’hip hop è sopraggiunta la contaminazione. Poi i saggi, le esibizioni e gli spettacoli. Ho scoperto che si può ballare su qualsiasi tipo di musica, basta cercare i passi giusti. Disegnare su un foglio di carta senza bucarne gli strati. Eccola lì, l’arte; ognuno vedrà un’immagine diversa. Perché l’arte è in realtà una forma di genuino egoismo che si veste di condivisione e si disseta di applausi. Negli anni è stata una leale compagna di viaggio, non ho mai abbandonato la danza né lei ha abbandonato me, regalandomi la fortuna di avere avuto due modi per esprimermi ossia uno in più rispetto alle altre persone. Una possibilità in più, una seconda esistenza, l’opportunità di trovare un sentiero nel caos. L’occasione per parlare senza parole e gridare senza voce. L’intensità di sentire con la pancia. Ho una relazione a lungo termine, ora che smetto di ballare mi rifiuto di credere che sia finita: non posso credere che sia un addio. Ora che le responsabilità aumentano e la laurea si avvicina un poco di più, ora che solo una breve transizione separa l’attuale fase di vita dalla successiva, sono costretto a metterla da parte ma non a gettarla via. La danza è una parte di me, e nessuna parte di te puoi buttare nella spazzatura. La danza è un motivo, una spiegazione, la ragione dietro un gesto. È ciò che lega una sequenza di passi, il significato nascosto dietro la schiena, il veicolo di una tacita poesia.

Ballando, sono rinato molte volte. Ho trovato la mia anima e ho capito chi fossi, sono andato in pezzi all’inizio di una coreografia e li ho raccolti tutti alla fine, pronto a rimetterli di nuovo insieme. Avete avuto o tutt’ora avete qualcosa che vi fa sentire così? La danza mi ha salvato, mi ha infarcito i polmoni di aria e mi ha fatto riprendere coscienza per impedirmi di annegare, mi ha riempito di pugni al petto e di schiaffi sulla faccia per farmi ritornare. È scesa giù in profondità con me ed è risalita donandomi energia. Avvinghiandosi al mio braccio e tirando su verso l’alto con una forza inaudita. Ed io sono stato salvato. E sempre tra la sue braccia continuerò a camminare, nonostante tutto.

Poi arriva il tempo delle decisioni. Scelte e cambiamenti, squarci nell’anima e decisioni sofferte ma necessarie. A volte, il cerchio si chiude. Si completa un percorso, si termina un viaggio, si raggiunge una destinazione. A volte si mette un punto ad una bellissima storia.

Gli ultimi anni mi hanno portato qui: al mio ultimo spettacolo. Guardandomi indietro, sono soddisfatto. Non poteva esserci fine migliore.

Certe cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti. Ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, muti, completamente perduti e disorientati, e non si sa più che cosa fare. A questo punto comincia la danza. [Pina Bausch]

D.


[ Proseguite qui per qualche suggerimento musicale dando un’occhiata alla sezione intitolata Soundtrack: scoprite quali sono le canzoni che fanno da sottofondo durante la stesura di questo e degli altri post!

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7 comments

  1. bluebird90 · ottobre 17, 2015

    *asciuga qualche lacrima* ..non so nemmeno cosa dire o meglio scrivere.. il mio cuore sta battendo all’impazzata per le tue parole che mi hanno fatto pensare a cose passate. Le passioni, le vere PASSIONI ti aprono un mondo interiore che non puoi contenere. Forse è perché ho rinchiuso le passioni o le ho lasciate andare senza trovarne altre a sostituirle che non vedo la luce. Grazie

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    • D. (Cercatoredifavole) · ottobre 21, 2015

      Forse. Riacchiappale al più presto, e non ringraziare me. Ringrazia te, già sapere di voler ritrovare una cosa vuol dire saperla cercare!
      – di nuovo, faccio il countdown per il post bluebird-centrico ;D

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      • bluebird90 · ottobre 21, 2015

        Ho paura non riuscire a riacciuffarle più. Sai quando hai lasciato passare troppo tempo e le cose si sono un po incrinate? Ecco io credo di aver fatto lo stesso errore.

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  4. Alessandra · giugno 7, 2015

    Ciao. Hai un modo di riflettere e scrivere molto intenso, coinvolgente 🙂 Mi hai trasmesso delle belle emozioni, anche se non danzo. Mi piace molto anche la musica di sottofondo… mi diresti titolo e autore?

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    • D. · giugno 8, 2015

      Ti ringrazio molto, non sai quanto mi fa piacere! Certo allora l’autore è Ian Livingstone, il titolo è Dream Within Dreams.
      A presto allora 🙂

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