(Streben) Happiness is a state of mind. Settimo.


Non c’è niente di meno eterno della felicità.

La felicità è uno stato della mente. Lo è anche la malinconia, la tristezza, lo sconforto. Lo stato della mente è un’entità dinamica, cambia sempre, sempre muove, sempre muta. Sempre nuova. Mai immobile.

Sebbene il termine stato possa far pensare ad un qualcosa di stabile e duraturo, non c’è niente di meno eterno della felicità. Stato non è participio passato del verbo “stare”, né res publica su cui nominalmente si basano molti paesi e governi della Terra, né posizione ferma, né espressione di assetto giuridico. Non ci sono radici piantate nel terreno per un concetto così volubile, lo stato è una condizione, una ragione, un’idea giusto? Dobbiamo metterci nelle condizioni di essere felici e costantemente tesi verso il benessere, pronti ad aggrapparci con le unghie e con i denti e a riposizionarci dopo ogni folata di vento. L’idea della felicità è sopravvalutata… Stratificata, sedimentata e ripiena di filosofia. La felicità ha carattere di contingenza e di situazione che può presentarsi una, due, cento volte nella vita. Quand’è che ci sentiamo felici? Quando tutto va bene, quando tutto è nel verso giusto? Spesso si confonde la felicità con la perfezione, con l’assenza di difetti, con la mancanza di nei. Si equivoca con il riso e il sorriso, il prezzo di una barzelletta. La felicità si scambia con la serenità. Si baratta con l’assenza di preoccupazioni. Ha un significato soggettivo e personale, ognuno dice qualcosa di diverso, oppure non dice niente, una risposta mai identica alla domanda “cos’è la felicità?”, la domanda profonda e ricorrente che l’uomo si pone da millenni. Una delle tante, per una risposta mai data. Temporeggiamo. Con roba tipo “qual è il senso della vita?” nessuno risponde perché fondamentalmente non sappiamo un cazzo.

Negli anni, ho maturato il pensiero che la felicità sia liquida. L’unico modo per materializzarla è ricorrere al concetto di streben. La conclusione della breve ma intensa parabola del Romanticismo filosofico del Circolo di Jena tra la fine del Settecento e i primi anni dell’Ottocento, coincide con l’avvio della stagione dell’Idealismo, i cui protagonisti sono Fichte, Schelling e Hegel. Hegel l’ho portato alla tesina della maturità. Fichte è il primo a parlare di streben filosofico, questo infinito sforzo di superamento del limite veicolato da una parola di lingua tedesca. La completa intuizione di se stesso da parte dell’Io, è una meta irraggiungibile, un punto limite per l’individuo, un obiettivo ideale verso il quale tendiamo indefinitamente. Sforzandoci, ci applichiamo con solerzia per la conquista dell’agognata libertà. Lo streben è tensione, e per me la felicità è tensione. Tensione verso. Verso cosa? Tutti, in fondo al petto, sappiamo. E anche se non sappiamo, tendiamo. Verso la verità, verso il nucleo di noi stessi, verso la felicità medesima, che non possiamo agguantare tra le mani, ma la cui luce vista da lontano ci dona sollievo. Sempre aggrappati sulla roccia scivolosa, contratti, affaticati, tendiamo verso la cima. Non ci arrendiamo.

Essere felici è un impulso innato che ognuno avverte prima o poi nella vita. Scontrandosi con l’impossibilità di definire quindi di circoscrivere con dei confini la felicità e con il fallimento dei tentativi di cristallizzarla, si comprende che l’essere è tendere. Costantemente allungarsi verso qualcosa. Un pensiero che possiamo dimenticare qualche volta, che possiamo abbandonare, ma lui torna prepotentemente ad intervalli costanti in una vita che è tutto fuorché eterna. In una inesausta lotta contro il limite consiste la missione dell’uomo! Ed è bello così, è sublime cercare l’emozione, tendere all’ideale per tutto il tempo che ci viene concesso. Non c’è nulla di meno eterno della felicità, ma l’uomo è un eterno viandante, così come lo è lo streben. Quando non ci saremo più, saranno coloro che verrano dopo di noi a tendere, proseguendo nell’impresa quasi romantica di guardare in alto e sognare di avere ali. Nel frattempo si solleveranno in punta di piedi. Il cielo così sembra un po’ più vicino, e l’azzurro è mozzafiato. Sembra di guardare un mare sottosopra. Blu oceano in punta di piedi.

Quando non potremo più muoverci, quando faremo fatica a camminare, andrà bene così. Perché essendo ripetutamente in tensione, avremo fatto tanto nella vita e potremo ritenerci soddisfatti di tutto il lavoro svolto e delle energie impiegate ad essere tesi. Avremo costruito, smantellato, ricostruito di nuovo, felici a sprazzi, scontrosi a volte, delusi a gocce, tristi a pois, contenti a macchie. Consapevoli della crescente presa di coscienza della nostra libertà, della genuinità, e della felicità come perenne stato della mente verso cui muoversi. “Meglio di così, non poteva andare. Non poteva esserci fine migliore.” – come dicevo quando parlavo dell’ultimo saggio, qui il link al post –

Alla fine ho sopravvalutato anche io l’idea di felicità forse, e l’ho riempita di filosofia. Volevo fermarmi a pensare, in un giorno triste. Accettando il mio stato della mente e pronto a tendere verso di lei. Di nuovo, sempre. Caricando un potente salto, per superare un muro, per allungare un braccio, toccarla con un dito. La felicità.

_______________

Vai. Inseguila. Insegui il sole. Go chase the Sun. Capirai che è tutto qui. La perfezione non esiste, ma nel frattempo puoi aspirarci. La felicità forse non esiste, ma puoi essere felice. Tendi, vibra, accetta, accogli le emozioni. Sii buono con te stesso e con gli altri.

 Go. Just go.

D.


[ Proseguite qui per qualche suggerimento musicale dando un’occhiata alla sezione intitolata Soundtrack: scoprite quali sono le canzoni che fanno da sottofondo durante la stesura di questo e degli altri post!

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7 comments

  1. Pingback: Untitled (part 1) | D.
  2. francescofiumarella · luglio 3, 2015

    partecipa e condividi se vuoi 😉

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  3. francescofiumarella · luglio 3, 2015

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  4. Alessandra · giugno 23, 2015

    Ah, ecco, mi avevi dato l’impressione di avere un animo filosofico oltre che poetico, qualità abbastanza rara oggigiorno. Bello quello che scrivi. La felicità come tensione verso… “qualcosa”, che nasce anche dall’aspirazione di superare certi limiti, altrimenti tutto si ridurrebbe ad una piatta e forse illusoria serenità. Ma tu l’hai spiegato molto meglio di me, e le tue riflessioni sono sempre, ogni volta, così belle che come al solito me le sono bevute tutte d’un fiato.

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    • D. · giugno 24, 2015

      Sempre troppo buona! Grazie, mi fa davvero piacere 🙂
      Tu sei una lettrice-scrittrice, vero? Binomio interessante perché veicoli la tua opinione su un testo attraverso la produzione scritta di ottimi pezzi arguti

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      • Alessandra · giugno 24, 2015

        Grazie. Più semplicemente mi definirei una lettrice che ama scrivere di ciò che legge 🙂

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      • D. · giugno 24, 2015

        Assolutamente. Una definizione semplice dal significato migliore!

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