Il secondo in più.

La giornata di ieri ha avuto un secondo in più. Per un attimo, è stato 31 giugno 2015, in barba a quanto decantato dalla famosa filastrocca! Il tempo è un’entità immanente nel mondo e la sua misurazione una convenzione artificiale, regolata a seconda delle necessità. Si aggiusta, si piega, si sposta. L’uomo costruisce i propri relativi sistemi di riferimento e li modifica per adattarli alla realtà fisica e alle incontrovertibili leggi dell’universo, e così abbiamo avuto un secondo in più rispetto alle classiche 24 ore della giornata: questa notte, tra il 30 giugno e il 1° luglio, agli orologi atomici del mondo è stato aggiunto il cosiddetto “secondo intercalare” (in inglese leap second) per permettere la sincronizzazione tra l’orario ufficiale – Coordinated Universal Time (UTC) – e la rotazione della Terra sul suo asse, che è meno regolare della misurazione del tempo e che rallenta impercettibilmente, ma progressivamente. Una consuetudine introdotta fin dagli anni ’70 e programmata ogni tot di tempo, destinata ad essere utilizzata ancora per molto.


Dalle 23:59:59 si è passati alle 23:59:60 e soltanto dopo è arrivata la mezzanotte 00:00:00. Vi siete accorti di questo secondo in più? Quello che nella nostra vita sembra così ininfluente per Internet e per il mondo economico e azionario non lo è: in un secondo nel mondo si producono circa 8.000 tweet, si postano 1.500 immagini su Instagram, si mettono 54.000 like su Facebook, si conducono 46.700 ricerche su Google, si inviano 2.355 email, i colossi azionari guadagnano centinaia o migliaia di dollari. Al di là delle cifre calcolate, si tratta di un quantitativo enorme di dati e anche solo a colpo d’occhio l’accostamento di tutti quei numeri scatena la registrazione di una quantità matematica pazzesca. Emblematico anche come si utilizzino i dati dei social networks in qualità di termini di paragone, ma su questo ci torneremo in un altro momento.

Il punto infatti è un altro. Il punto è che cosa abbiamo fatto in questo secondo, in che modo lo abbiamo reso speciale? Non è vero che un secondo è ininfluente nelle nostre vite. È passato senza essere notato, qualcuno ha gridato, qualcuno ha guardato l’orologio per rendersi conto che un secondo è un battito di ciglia? Qualcuno magari già dormiva. Qualcuno guardava la TV. Qualcuno leggeva, qualcuno si ubriacava. E nel frattempo, una nuova creatura veniva alla luce e qualcuno moriva. Abbiamo avuto un secondo extra, un tempo veramente creato dal nulla, un attimo in più per guardarci allo specchio e un’occasione per fare un dispetto alla Morte. Un secondo in più di Vita, che a volte non si ha nemmeno il tempo di vivere. Un secondo in più per dar sfogo alle proprie preoccupazioni, per essere felici, per celebrare l’essere umano, un secondo in più prima della fine. In un timer che scandisce il tempo e la diminuzione della sabbia nella clessidra, abbiamo avuto un secondo in più prima di arrivare allo zero. Che cosa abbiamo fatto? Magari lo abbiamo lasciato scorrere senza che accadesse nulla. Senza fare niente. Siamo esseri umani, limitati, frenetici, insoddisfatti, impazienti e ingiusti. Ci fermiamo a pensare a quel secondo in più e subito dopo è già tardi. Oppure era tardi prima, e non ce ne siamo nemmeno resi conto. Magari non lo sapevamo, magari abbiamo ignorato quel secondo, tanto niente è cambiato e niente cambierà. Invece no.

Un secondo in più. Il tempo di un respiro preso nemmeno a pieni polmoni, il rumore di un tuono, un treno in partenza, un battito di cuore. Due fotografie. L’inizio di un bacio, un tasto premuto sul pianoforte. Il tempo di un passo, una mano tesa, un grido, un tuffo in mare. La risata, uno sguardo. Gli inizi e le prime volte. Una goccia di pioggia. Un istante di bellezza. Un secondo per uscire da una scatola di pietra.

Un secondo per la felicità. Perché la felicità è una scelta, non capita a caso.

A volte si corre, a volte si rallenta, a volte si passeggia. Ciò che conta alla fine è non smettere mai di ammirare il panorama e tutto quello che c’è intorno. Se non c’è stato modo di rendere speciale quel secondo in più di ieri (o di oggi, a seconda di come vogliamo metterla), almeno si trovi il modo di rendere speciali quelli che seguiranno. Perché ogni giorno è un’inesorabile discesa verso lo zero, a mezzanotte siamo tutti Cenerentola, le ore sono finite e tutti i secondi sono stati secondi in più. Ogni secondo è un regalo, e bisogna cercare di non sprecarlo. Difficile, improbabile, azzardato, ma possibile. Tentare, sempre tentare.

E poi, dallo zero si ricomincia. L’una, le due, le tre del mattino. Un nuovo giorno. Un nuovo inizio. Aspettando un altro secondo in più. Il prossimo, eccolo. È già qui.

Arriverà la fine, ma non sarà la fine.

D.


[ Proseguite qui per qualche suggerimento musicale dando un’occhiata alla sezione intitolata Soundtrack: scoprite quali sono le canzoni che fanno da sottofondo durante la stesura di questo e degli altri post! 🙂

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6 comments

  1. Il Ragazzo Sopravvissuto · settembre 1, 2016

    Mi lasci senza parole. Il punto è proprio quello: che arriverà la fine, ma non sarà la fine. Mai.
    Mi hai commosso. Grazie.

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    • D. (Cercatoredifavole) · settembre 2, 2016

      Grazie a te, RagazzoSopravvissuto, per la sensibilità che dimostri e la capacità di seguire verso l’oltre i pensieri di qualche mente contorta.
      A presto 😉

      Liked by 1 persona

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  4. giumaiolino · luglio 6, 2015

    Leggerti é un secondo speso bene. Senza fiato.

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    • D. · luglio 6, 2015

      Ti ringrazio davvero, ne sono onorato!
      A me è piaciuta tantissimo la tua idea di partire da tematiche mediche per sviluppare poi i tuoi pensieri. Ti seguirò 😉

      Liked by 1 persona

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