Raccontami i tuoi giorni migliori.

 [ Photo credit: Instagram Kakuroozu ]

Ho sempre pensato che l’amore non sia nella testa, né nel petto: lì ci arriva dopo. In un cervello che pensa e in un cuore che pulsa sono situati i centri organizzativi anatomici e poetici dell’essere umano e delle sue relazioni con l’ambiente circostante. Fisiologia, biochimica, molecole, trasmettitori.

L’amore è qualcosa di meno nobile.

Ti annoda le viscere e ti comprime i polmoni. È qualcosa che senti nella pancia, nel ventre, nelle mani che tremano. Cresce fino a diventare una seconda massa pulsante del mediastino e soffoca tutto ciò che ha intorno. È spirito incarnato in un gesto primitivo e viscerale. Idea che affascina le menti degli uomini da secoli: tutti ne parlano, tutti ne scrivono, tutti ne leggono, tutti ne sentono l’odore e qualcuno vuole addirittura dimenticarsene. Che odore ha l’amore? Quello delle persone che amiamo. Libri e poesie hanno fatto scorrere zattere di carta su fiumi di inchiostro per narrare il potere, la bellezza e le contraddizioni dell’amore, la molteplicità delle sue forme, la complessità dei sentimenti.

L’amore deve complicarti la vita e poi risolvertela. Tormentarti e poi donarti sollievo. Spezzarti e poi ricostruirti. Necessita di moltiplicarsi ed estendersi nella materia, perciò ruba te, strappa via alcuni pezzi e ne sequestra altri per farsi spazio e tu ti senti come le pagine accartocciate e frammentate di un libro vecchio e malandato. Ti senti rubato. Invaso. L’amore ti infiltra le membra e frattura le tue ossa per insinuarsi in ogni angolo. Non bussa, arriva e basta. Ti scava una voragine perché deve prosciugarti e poi riempirti di linfa nuova. Ti schiaccia contro la parete e sostituisce ogni tuo pensiero con le sue opinioni. Esplode e rade al suolo tutto ciò che trova e poi rimette in piedi gli edifici della tua anima, progetta, crea, fertilizza i terreni distrutti per far crescere nuovi alberi da frutto. Inventa nuove parti di te e spolvera gli angoli più polverosi. L’amore ha bisogno di te e dell’energia che possiedi e richiede costantemente le tue attenzioni, si trasforma in una creatura insensibile ed egoista che ti incatena e ti tiene legato a sé. Diventa la tua prigione, ma qualche volta ti lascia libero. È la più grande forza e al contempo la più grande debolezza dell’essere umano. L’amore ti tende mille trappole e poi allunga la mano per aiutarti ad uscirne fuori. Si confronta con la noia e il rischio dell’abitudine e ha sempre bisogno di altri pezzi di legno per nutrirsi, per alimentare la fiamma nata dalla sua scintilla. L’amore è paragonato ad un fuoco perché attiva tutte le cellule del tuo corpo e ti risveglia i sensi, sviluppa combustione e consuma ossigeno, poi divampa l’incendio che ti brucia la carne fino al punto in cui percepisci freddo, fino al punto in cui ti congeli, fino al punto in cui non senti più nulla e non capisci più niente. Fino al punto in cui fuoco e ghiaccio si mischiano e si confondono e non sai più distinguerli. Si fondono e per un attimo tutto è immobile, un attimo dopo l’aria si spacca e ogni atomo schizza via come impazzito, per poi distribuirsi equamente tra gli altri secondo un disegno casuale eppure perfetto. Ciò che si ottiene è l’equilibrio. Un equilibrio che vibra e trema. L’amore evolve, attraversa diverse fasi, stadi di transizione, cresce e ti regala paradisi in terra, nel frattempo ti fa sprofondare all’inferno al centro del pianeta. Ti scuote e ti tiene saldo mentre aspetti che la tua testa smetta di girare. È il motore che permette la rotazione terrestre, è la bilancia della tua esistenza. Non c’è amore senza tormento, non c’è senza pace. Non c’è senza fuoco e ghiaccio, e nemmeno senza dolore. Non c’è senza calore e senza gioia. Senza rabbia, senza felicità. Senza favola e senza terrore. Non c’è senza sogni e senza lacrime. Senza vita e senza morte, ἔρως e θάνατος, uniti in un binomio che galleggia a mezz’aria. L’amore ti mette alla prova sempre, e grazie ad esso puoi diventare una persona migliore. L’amore è intensità. È il cuore che scuote il tuo mondo. O meglio, l’amore che ivi mette radici e si diffonde in tutte le molecole. Rende i tuoi giorni pieni di sapore e lascia un retrogusto da accarezzare la sera sotto le coperte. Va per conto suo e sembra sfuggire al controllo del raziocinio, ma pulsa di vita: la tua. Bella o brutta che sia, disastrosa o meravigliosa, piatta o rocambolesca, è la tua. Il cuore, l’amore, vive di te, dei tuoi lividi e dei tuoi sorrisi, conserva gli istinti e coltiva le passioni.

Odi et amo. Quare id faciam,fortasse requiris.

Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Quanto aveva ragione Catullo! L’ossimoro catulliano genera πάθος, pathos, e descrive perfettamente come il mondo senza passione, dinamismo e binomi non potrebbe esistere. È da qui che ha origine la vita e l’impulso a vivere; e passato, presente e futuro non sono altro che parti di te spiegate dal tempo.

Non provare pietà per i morti, Harry. Prova pietà per i vivi, e soprattutto per coloro che vivono senza amore.

Harry Potter e i doni della morte, J. K. Rowling ]


24 ore prima che tu parta. Solo un giorno, l’ultimo giorno. Così poco tempo prima di salutarsi. Ma 24 ore sono un’infinità, giusto? In 24 ore rovesciamo il mondo. In 24 ore facciamo esplodere le stelle. In 24 ore andiamo sulla luna e poi torniamo, vero? Ti guardo camminare al mio fianco, con un leggero dondolìo che tanto mi ipnotizza. È come se ti stessi cullando su note mute che solo tu puoi sentire. Ti dondoli anche quando stiamo fermi, quando aspettiamo il verde per attraversare la strada, quando rispondi ad un messaggio sul cellulare, quando addenti un gelato, quando guardiamo una vetrina. Anzi in questi momenti il dondolìo si accentua. Mi mancherà questo dondolare rassicurante, questa danza semplice su un ritmo netto e scandito, questa nave che si adatta ad ogni cambiamento del mare e che resiste alle onde più alte. Mi mancherà il suono della tua risata buffa e contagiosa, le battute inopportune e gli scherzi fuori luogo, i baci dati con il solo sguardo. Mi mancheranno i silenzi e i nostri modi di comunicare in una lingua sconosciuta. Mi mancheranno i capelli da accarezzare con le dita, come treni che percorrono sentieri erbosi e binari di montagna. Ma tutto questo sarà domani, non devo pensarci ora. Ora abbiamo 24 ore, esse sono una certezza. 24 ore per ingannare il tempo.

Al risveglio il sole è già alto e le ore non sono più 24. Un pranzo veloce, e le strade della città ci inghiottiscono nella loro calda penombra. Camminiamo leggeri, le nostre mani a pochi centimetri l’una dall’altra a sentire il calore emanato dalla pelle. Non ci tocchiamo, ma le nostre menti si accarezzano. I nostri occhi si cercano. Aspetto il tramonto, aspetto il cielo scuro e le stelle. Se solo avessi il potere di dilatare il tempo…

Voglio indossare la tua maglietta. Piccola o larga che sia, voglio vestirmi di te e coprirmi con il tuo odore. L’amore ha il tuo odore. Voglio quasi essere te per quanto mi mancherai. Voglio essere una parte di te e seguirti ovunque andrai, voglio essere un tuo braccio, una delle tue mani, un orecchio: potrei toccarti, accarezzarti e sentire il suono della tua voce ogni giorno. Voglio essere una maglietta per abbracciarti tutto il giorno. Voglio essere una palpebra per aprirti gli occhi e gustarmi il tuo risveglio e per guardare il mondo dalla tua stessa altezza.

Ti sto portando in un posto dove vedremo il tramonto. Lo sai che amo i tramonti. A volte mi chiedo di cosa e di quanto si può vivere. Di mare e di tramonti, si potrebbe vivere di mare e di tramonti. Secondo voi di cosa si può vivere? Di albe. Di inizi. Di tramonti e dell’ultima scena di un film. Di bagni al mare. Di colazioni. Di passeggiate. Di chiacchierate a tarda notte. Per me di questo si può vivere. Io posso vivere di te e nient’altro.

Quando ci sediamo dominiamo la città dall’alto. Il fiume scorre placido sotto di noi e attraversa tutto il centro fino a perdersi tra le colline circostanti. Il sole è a pochi metri dalla linea dell’orizzonte e per fortuna siamo arrivati in tempo. Ho il cuore gonfio, pesa nel mio petto. È così pieno e pesa così tanto che è sceso giù attratto dalla forza di gravità. Ho lo stomaco contratto e una sensazione indefinita e diffusa nella pancia che mi fa fare respiri corti e mozzati. Prendo aria con la parte alta del torace, inspiro solo con l’apice dei polmoni. Il resto è riempito di sentimenti, di emozioni contrastanti e di ricordi solidificati che non lasciano spazio ad altro. Oggi ho la consapevolezza di tutti questi giorni trascorsi insieme, giorni frenetici e meravigliosi, ne avverto il peso; oggi sembra il giorno tragicamente migliore perché è quello in cui posso guardarmi indietro, ripercorrere la nostra storia e gioire per la tua presenza nella mia vita. Posso richiamare alla mente tutto ciò che abbiamo vissuto e riviverlo all’infinito nella mia testa finché la mia memoria non vacillerà. Guardiamo sotto di noi, soltanto pochi millimetri dividono la tua spalla dalla mia. Quasi ci nascondiamo dalle altre persone, proteggendo il nostro legame da sguardi indiscreti e invadenti. Non ci teniamo per mano, ci aggrappiamo a noi stessi per fare i conti con il nostro giorno migliore e con l’arrivo della fine. Il tuo piede sfiora il mio. È l’ultima scena del film, quando hai provato emozioni per tutti quei 120 minuti e il tuo cuore si è ingrandito ed è sceso giù, quando avverti l’ineluttabilità della fine che speri non arrivi mai. Il momento migliore sono quei secondi prima dello schermo nero, quando sta per finire ma ancora non è finito. Quando hai la comprensione dell’intero disegno della trama e sei felice e al tempo stesso ti rammarichi che sia accaduto soltanto poco prima che compaiano i titoli di coda. I giorni migliori sono tutti quelli in cui ho avvertito la tua presenza. Il giorno migliore è stato l’ultimo, perché lo abbiamo vissuto come se fosse l’ultimo, sperando in un seguito. Faremo di tutto per girare un secondo film, per lasciare un finale aperto e proseguire quello che abbiamo iniziato. Noi ce la faremo, siamo marinai di una nave che resiste alle tempeste, siamo foglie risucchiate dall’urgagano che si intrecciano e si inseguono, siamo meteore parallele che viaggiano vicine e che impatteranno insieme su qualche asteroide. Siamo stelle cadenti e brilliamo l’uno del riflesso dell’altra mentre cadiamo inesorabilmente verso la terra. Crolleremo e collasseremo insieme, e la notte sarà rischiarata dallo sfavillante bagliore del nostro amore che esplode. Ma ora il sole è tramontato e rimangono soltanto i colori come traccia del suo passaggio. Macchie rosse e sfumature arcobaleno e le prime stelle a dire addio al giorno. E intanto io ho capito che i giorni migliori non sono quelli perfetti: i giorni migliori sono quelli in cui tu sei con me.

Quando il cielo ormai è nero e tutti se ne sono andati, noi restiamo ancora. Qualche turista e qualche viaggiatore notturno fa la sua comparsa per dare un’occhiata al panorama, alle luci della città che riflettono le tante piccole stelle che si sono accese sopra di noi. Adesso sembra che il firmamento sia caduto e si sia posato sopra le case le strade e gli alberi. Guardo in alto e qualche punto luminoso si accende ancora, con la coda dell’occhio scorgo il tuo profilo e mi appare più luminoso di qualsiasi altra stella, più sfolgorante delle supernove. Anche tu scruti il cielo, forse in cerca di una stella cadente e di un desiderio da esprimere.

Ad una stella cadente affidiamo le nostre speranze, perché ci sembra che un aiuto del destino possa alleggerire il peso delle nostre scelte. Convincersi che qualcosa non dipenda esclusivamente da noi ci rassicura e il pensiero che la sorte potrebbe darci una mano ci culla con dolcezza e ci aiuta a realizzare i nostri obiettivi. Una illusione in buona fede e una piccola bugia a fin di bene rivolta a noi stessi per spingere il nostro animo tormentato nella giusta direzione. Quando ci accorgiamo di una stella cadente, speriamo sia di buon auspicio: non ce ne rendiamo conto ma stiamo già esprimendo un desiderio. Liberare i nostri desideri e indirizzarli al cielo ci permette di uscire fuori da noi stessi, seguirli un po’ nell’aria e fermarci sospesi nell’atmosfera, estraniarci, guardare le cose da un altro punto di vista che non è altro che il nostro, posizionato in una differente angolazione. Io oggi ho un desiderio. Bé, ne ho molti, e sto aspettando le stelle cadenti in questa notte estiva per esprimerli tutti. Non appena mi sembra di vederne una, i miei occhi si illuminano, la mia bocca si allarga in un sorriso e faccio per indicartela. Ma quando mi volto di scatto per cercare il tuo viso, tu non ci sei più.

Corro a perdifiato. Gli schermi riportano decine e decine di voli, le più disparate compagnie aeree, i vari terminal e i gate d’imbarco. Cazzo, questo aeroporto sembra un labirinto. Corro perché non so se farò in tempo. Corro perché non c’è altro che possa fare adesso. Corro disperatamente. Poi, d’un tratto, in lontananza, mi sembra di vedere.

Corro ancora più forte.

Raccontami i tuoi giorni migliori. Quelli in cui c’è stato amore.

– D. #raccontamiituoigiornimigliori. Ho scritto il primo post relativo a questa tematica che mi è venuta in mente, voi potete proseguire la catena e scriverne altri. Se ne avete voglia, raccontate di un vostro giorno migliore, inventato, ispirato a fatti ed eventi realmente accaduti, non solo ispirato ma reale e accaduto, non solo un giorno ma una serie di giorni, non un giorno passato ma uno che immaginate possa avvenire nel futuro, e inserite questo hashtag. Sarei davvero felice se qualcuno ne traesse spunto per scrivere un post o una riflessione, e sarei curiosissimo di leggerlo (lasciate il link nei commenti così che anche gli altri visitatori di passaggio possano apprezzare le vostre parole!).


Proseguite qui per qualche suggerimento musicale dando un’occhiata alla sezione intitolata Soundtrack: scoprite quali sono le canzoni che hanno fatto da sottofondo durante la stesura di questo e degli altri post!

E se avete un profilo Facebook e avete voglia di seguire anche la pagina di Cercatoredifavole associata al blog cliccate qui e lasciate un “mi piace” o un commento, potrete leggere i precedenti post e condividere quelli che vi sono piaciuti di più.

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6 comments

  1. bluebird90 · ottobre 21, 2015

    L’amore…arriva in quel modo da te descritto così bene e se ne va allo stesso modo ad azioni invertite. Sembra quasi un rewind. Si scusa, tristezza di un bellissimo e brutto momento allo stesso tempo.

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    • D. (Cercatoredifavole) · ottobre 26, 2015

      L’amore è bello e brutto allo stesso tempo… E semplicemente ti travolge come mare mosso.
      Grazie per aver detto che l’ho descritto bene, forse non sarà mai “bene” abbastanza, è uno dei sentimenti più inflazionati e difficili da raccontare della vita!

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      • bluebird90 · ottobre 26, 2015

        Prego! Non sarà mai abbastanza perché l’amore è un sentimento un po complicato e pieno di sfaccettature, ma per me sei riuscito a esprimerlo al meglio. Sai a volte, parlandone con le persone l’amore sembra un qualcosa di utopistico e per me invece è qualcosa di palpabile, percettibile. E’ visto molto come ideale e allora mi chiedo spesso “Sono io che vedo le cose in maniera infantile e stupida? Sono io che non ci sto capendo niente?”.
        Va beh, scusa lo sfogo esistenziale. Buon lunedì sera 🙂

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  2. D. (Cercatoredifavole) · settembre 2, 2015

    Ecco qui la prima autrice che raccoglie l’hashtag #raccontamiituoigiornimigliori ! Non perdetevi il suo meraviglioso post: http://illustraidee.blogspot.it/2015/09/si-puo-essere-troppo-felici-raccontami.html

    Grazie davvero Mary!

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  3. Pingback: Malinconia di fine agosto (ore 14:14). | D.
  4. Elena · agosto 20, 2015

    Non sappiamo mai quando stia per arrivare, non l’aspettiamo, non siamo mai pronti. Eppure arriva, in un pomeriggio qualunque, si presenta a noi, senza farsi ancora conoscere. Ci sorprende, facendosi trovare in una banalissima fermata dell’autobus. Sta li, ogni giorno. Ancora. Ancora. Inizia a svelare se stessa, coinvolgendoti nella sua magia. Inebriandoti col suo profumo, addolcendoti con il suono della sua voce. Giorno dopo giorno ti abbraccia, si incolla al cuore, ti rapisce e ti porta con sé nel suo mondo. Il tempo scorre, i giorni passano,i mesi si susseguono,gli anni volano. L’amore è ancora li. Vissuto, consumato,affaticato,ma ancora pieno di energia. Il suo profumo è ancora li, come non fossero passati quasi sei anni. Il suo suono nel tempo è cambiato, cresciuto, maturato. Gli occhi dell’amore ti guardano ancora, splendenti come il primo giorno che ti ha abbracciato, gioiosi, profondi, veri come ogni giorno che ti ha tenuto con sé. “L’amore deve complicarti la vita e poi risolvertela. Tormentarti e poi donarti sollievo. Spezzarti e poi ricostruirti.” …L’amore esiste. L’amore c’è. I miei giorni migliori sono questi sei anni con TE!

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