Untitled (part 1).

Sono le 19:00 ed è già buio. Piove. Forse è buio perché piove o credo piova perché è buio. Forse c’è qualche nuvola scura nella mia testa, qualche perturbazione atmosferica dentro le mie orecchie. Nella stanza non ho acceso la luce perché mi dava fastidio agli occhi, ma solo lo stereo e lo schermo del computer che con il suo riverbero chiaro accarezza la musica zampettante dagli altoparlanti. Mi piace, mi sento in un angolo protetto, la porta chiusa, il mio spazio. È buio e non c’è niente che io possa fare per mandare indietro l’orologio e far tornare il giorno, e una lampadina accesa sarebbe stata solo una lampadina della notte. Voglio che i miei occhi si abituino alla visione in gradazione di grigi, a quei puntini scuri che sembrano muoversi come le interferenze di una vecchia TV. La luce avrebbe permesso di vedere la strada e il panorama intorno a me, ma si è fatto tardi e solo un ombrello potrebbe farmi compagnia in questo istante. Voglio adattarmi al cambiamento, al cielo scuro e alle gocce di pioggia che mi bagnano la schiena, lasciarmi andare e farmi portare dalla corrente, sentirmi una foglia nel vento. Un granello di sabbia che non oppone resistenza al continuo mutare degli eventi e chissà in quale duna o abisso finirà.
Sono in partenza. Non so dire quando, se domani o tra pochi mesi o fra qualche anno, ma sono in partenza. Devo prendere un treno, ce ne sono tanti e molti sono in procinto di partire verso chissà quale destinazione. Io dovrei vorrei salire su uno di loro, non perché mi venga imposto dalle convenzioni sociali ma perché avverto una intima pulsione alla realizzazione del mio futuro. Alla definizione della mia persona e al ruolo che voglio avere nel mondo. Solo che il tempo stringe, e i controllori fischiano per avvisare che mancano pochi minuti, e io mi guardo freneticamente intorno, e non so dove andare e non so cosa scegliere e ogni cosa è in movimento e stringo i pugni in una smorfia di incertezza E UN PASSO LO STO PER FARE ANCHE IO, lo sento. Non ci sarà colonna sonora né rumore, soltanto il frastuono del mio respiro. Se non siete persone approssimative e inclini alla mancanza di scopi nella vita, e io non lo credo, arriva per tutti il momento di scegliere. Che lavoro fare, in che paese abitare, chi amare o non amare, dove viaggiare, quale regola infrangere. Ognuno di noi si pone queste domande e ci riflette sopra, ognuno di noi si pone dei traguardi da raggiungere per costruire una famiglia o costruire se stesso o frantumare un limite o frantumare se stesso, perché così funziona. Decisioni differenti a seconda dell’età e della fase di vita in cui ci ritroviamo ma con un unico scopo comune: tendere verso la felicità. Lo streben, ricordate? Sarebbe bello scegliere qualcosa che ci renda liberi e sarebbe opportuno ricordare che spetta a noi far sì che ciò accada perché la scelta di che treno prendere non può farla nessun altro.

Sapete, Aristotele parlava di ἐντελέχεια (Entelechìa), termine che significa « piena e compiuta realizzazione del Sé » in riferimento agli esseri animati che realizzano uno stato di compiutezza quando raggiungono il loro fine naturale interiore, realizzando le loro potenzialità. La filosofia… ma come fa a non piacere quando ha già tutte le risposte per spiegare il mondo? Sì sì lo so, sono fissato. Aristotele menzionava l’entelechia in contrapposizione alla teoria platonica delle idee, per sostenere come ogni ente si sviluppi a partire da una causa finale interna a se stesso, e non da ragioni ideali esterne come affermava invece l’iperuranio di Platone. Entelechia è quindi la tensione di un organismo a realizzarsi secondo leggi proprie, passando dalla potenza all’atto. Secondo Aristotele infatti il divenire si considera pienamente spiegato quando se ne individuino le sue quattro cause: causa materiale, formale, efficiente e Causa Finale. Per designare il compimento del fine viene utilizzato appunto il termine entelechia che indica lo stato di perfezione, perché qualcosa ha raggiunto il suo fine.

Siamo quello che diventiamo? No. Noi diventiamo ciò che siamo. E per passare dalle infinite potenzialità all’atto, all’attuazione più profonda del nostro essere, dobbiamo capire chi siamo e cosa vogliamo diventare e come poter cambiare per lasciare che il divenire possa realizzarsi. Per lasciare all’energia la possibilità di fluire e di concretizzarsi. Io voglio essere, e poi diventare. E voi?

Una frase su un biglietto di compleanno adagiato sulla scrivania recita: « Ovunque metterai radici famiglia è ciò che porterai nel cuore. »
Siamo in partenza, la stazione è affollata e rumorosa e ci scontriamo con mille altri passeggeri frettolosi o in ritardo. Ciò che portiamo nel cuore è la nostra àncora, la bussola che ci indica il Nord quando non sappiamo più dove siamo, la rosa dei venti che ci suggerisce le correnti migliori, il punto di riferimento personalmente scelto a cui aggrapparci quando stiamo per scivolare. Non abbiamo bisogno di abiti, zaini o valigie. Il nostro cuore ci basta, lo abbiamo riempito, è gonfio e pieno di persone, ricordi, progetti. È pieno di famiglia. Ma su che treno salire forse nemmeno lui lo ha ancora capito.

Una voce metallica annuncia gli ultimi avvisi di partenza e allora qualcosa ti dice che devi cominciare a correre perché questi maledetti treni stanno per muoversi e non c’è nulla che si possa fare per ritardarli. Il seme tende a diventare pianta, l’uovo gallina, il bambino un uomo.

Prima di aver scelto, quando non sai cosa scegliere ma sai che prima o poi qualcosa sceglierai, quando tutto va bene e tutto va male, quando qualcosa dentro di te scoppia e un motore propulsivo si accende e tu hai solo una frazione di secondo prima di essere lanciato nello spazio, arriva quella sensazione. Quella dove capisci effettivamente che non sai cosa farai della tua vita. Non sai chi diventerai, cosa sceglierai, dove costruirai una casa. Non sai cosa riuscirai ad agguantare, da portare via con te prima di andare. Muovi un passo e sai che automaticamente ne farai un altro. Prima o poi. In qualche direzione.

Ma cosa sarà di te, solo il vento lo sa.

D.

to be continued


Dai un’occhiata alla Soundtrack.

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12 comments

  1. Pingback: 19. Untitled (part 3), aka “oltre”. | D.
  2. Pingback: Untitled (part 2), aka un attimo prima dell’alba. | D.
  3. Alessandra · settembre 25, 2015

    Bellissimi i tuoi pensieri, le tue parole, il modo di esporli e farli percepire agli altri. Si capisce che ti provengono dal cuore, da esperienze personali e vissute.

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    • D. (Cercatoredifavole) · settembre 25, 2015

      Cara Alessandra, grazie per questo commento che come sempre mi strappa un bel sorriso. Sono in un momento di transizione, una fase particolare, e ho utilizzato la scrittura come catarsi.
      Grazie ancora per essere passata, mi ha fatto davvero piacere!

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  4. residuiorganici · settembre 25, 2015

    Mentre stai lì ad indugiare fra treni ed entelechie varie non smettere mai di sferzarti la faccia col pensiero gelido che il tempo a disposizione è sempre maledettamente poco e la sabbia nella clessidra ora ha adagiato sul fondo uno strato che è spesso quasi quanto quello in alto … Attenzione, Cercatore di Favole, la vita è un gioco a tempo.

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    • D. (Cercatoredifavole) · settembre 25, 2015

      Grazie residuiorganici, per aver letto e per il commento che è sempre un ottimo spunto di riflessione! Sì è vero il tempo incalza, e il momento degli indugi si dilata a dismisura soltanto nella mia mente perché nella realtà dura poche frazioni di secondo, un po’ come i sogni. Il presente è adesso, si prova a viverlo di più e a pensare meno al tempo che scorre.
      A presto 🙂

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  5. bluebird90 · settembre 25, 2015

    Questa é la mia serata da un po troppo tempo forse, eppure mi ritrovo sempre nella mia stanza allo scuro a cercare comprendere, comprendermi. Trovare la strada giusta o semplicemente trovare la mia strada. Spero arrivarne a capo perché è faticoso elaborare i pensieri, ma almeno al buio c’è un po più di pace.
    Scrivi davvero bene, non vedo l’ora leggere la continuazione. Leggendo mi sono immaginata la scena, l’organizzazione della stanza. Complimenti davvero. Un saluto

    Bluebird

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    • D. (Cercatoredifavole) · settembre 25, 2015

      Sono del tutto d’accordo, semplicemente trovare la TUA strada, perché è quella la strada giusta! E nessuno ha detto che sarebbe stato facile (come ci ricordano i Coldplay). 🙂 Grazie per i complimenti, ne sono onorato. Presto verrà pubblicata la part2, ti mando un abbraccio cara Bluebird

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  6. Elena · settembre 24, 2015

    “Una frase su un biglietto di compleanno adagiato sulla scrivania recita: « Ovunque metterai radici famiglia è ciò che porterai nel cuore. »”… Da qui si parte. Si parte dalle certezze più naturali, ma non scontate. Si parte facendo la lista delle cose da portare…e se poi dimentichi qualcosa a casa? Non è un problema, troverai sicuramente il modo di comprarla o di adattarti e imparare a farne senza. Abbiamo la capacità di plasmarci, di essere pongo malleabile se lo vogliamo. No, non siamo ciò che diventiamo. Diventiamo ciò che siamo e ciò che vogliamo essere. Dobbiamo scegliere cosa essere e ogni scelta comporta una rinuncia. Quindi come fare la scelta giusta?…beh io credo che la scelta giusta si riconosce così: se non ti pesa ciò a cui rinunci, allora ciò che hai scelto era la tua intima preferenza. Poi, chi ha detto che dobbiamo scegliere solo una cosa? Non dobbiamo rinunciare né al bianco né al nero…possiamo averli entrambi, scegliendo il grigio. A volte il grigio non è una possibilità, ma troveremo sicuramente il modo di scegliere. Il problema però è proprio questo, COME scegliere, COSA scegliere…sarà la scelta giusta? Cosa succederà? E se avessi scelto l’altra opzione?…Di ipotesi ne possiamo fare tante. Possiamo viaggiare con la mente tra le mille ipotesi possibili, cercando di pianificare, calcolare, razionalizzare, ma non servirà a molto, perché sceglieremo quasi d’impulso. Prendere una direzione anziché un’ altra fa sempre paura, abbiamo sempre paura dell’ignoto, del futuro, di ciò che non possiamo ancora sapere. E’ normale e fisiologico. Ma dobbiamo solo avere coraggio e FIDUCIA IN NOI STESSI. Partiamo dalle certezze. Partiamo dai punti fermi. Ma…partiamo. Ovunque andremo, sapremo cavarcela. Saprai cavartela. Ci riuscirai.

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    • D. (Cercatoredifavole) · settembre 25, 2015

      Partiamo dalle certezze. Partiamo dai punti fermi. Ma… Partiamo. Iniziare ad andare sarà già una scelta. E ovunque andrò, saprò cavarmela. E tu farai parte di ciò che ho nel cuore, ossia “famiglia”.
      Grazie come sempre per queste preziose parole che trattengo e faccio mie. ❤
      Ps. Piccola anteprima, il tema delle scelte farà parte del prossimo post, Untitled Part2!

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  7. lamelasbacata · settembre 24, 2015

    Parole incredibili le tue, ne sento il bruciore sotto la pelle, dove sono andate a conficcarsi. Parlo per me ma hai toccato un nervo scoperto. Sono giorni difficili, in cui vedo crollare non solo le poche certezze che avevo ma anche i flebili rapporti umani che ero riuscita a stabilire, fidandomi, a fatica ma sempre troppo, di persone che mi hanno deluso. Mi ritrovo per l’ennesima volta a dover decidere cosa fare di questa mia vita, che non mi vuole bene e fa di tutto per sconfiggermi. Questa sera starò anche io al buio, solo una piccola candela a sfumare i contorni. Chissà che i miei occhi non riescano a percepire la direzione da seguire.
    Aspetterò il seguito della tua “favola”. Quello che è certo è che sei un buon narratore.

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    • D. (Cercatoredifavole) · settembre 25, 2015

      Quando tutto sarà crollato potrai iniziare a ricostruire a denti stretti. Quando verrà il buio i tuoi occhi si abitueranno all’assenza di luce. E quando sembrerà che la vita vorrà sconfiggerti capirai che è solo una lotta contro noi stessi a volte e ti prenderai la rivincita. Di persone che deludono ce ne sono tante, prima o poi incontrerai anche quelle che non lo faranno 🙂 Io ho fiducia che deciderai, e deciderai bene.
      Grazie davvero di aver letto, sei una lettrice attenta e un’acuta osservatrice. Tra pochissimo verrà pubblicata la part 2!

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