Untitled (part 2), aka un attimo prima dell’alba.

Il vento soffia forte e sembra spingermi avanti, verso qualcosa. Sono tante piccole dita che mi spintonano e premono e pungolano in punti diversi e in momenti diversi tanto che ho l’impressione di scompormi in mille piccoli pezzi, come i frutti del dente di leone. Sì, proprio quelli che appaiono come minuscoli fiorellini, le parti di un tutto, che fuggono alla prima folata di vento o al primo soffio umano. Il dente di leone, o “soffione”, si sgretola in tanti ciuffi bianchi leggeri come piume: sono i frutti che consentono il proseguimento della specie. Un paracadute e un capolino per viaggiare lontano e agevolare grazie al vento la dispersione del seme, assicurando la progenie al dente di leone. Io vorrei dissolvermi in tanti piccoli fiori e avere milioni di occhi per ogni parte di me trascinata via dalla brezza. Essere contemporaneamente in più posti e vedere i fiumi, le montagne, i vulcani e le isole. Avere un paracadute e planare dolcemente su una nuova terra. Essere un soffione e seguire la bussola del vento.

Ore 04:19. Come diceva il filosofo danese Kierkegaard (per quanto io sia un Hegeliano), le determinazioni che può assumere la vita umana sono infinite e sono tutte possibilità. È a queste infinite possibilità che l’uomo rende conto: costruisce il proprio modo di essere attraverso una scelta e tra le infinite possibili opzioni deve scegliere. Questo orizzonte di possibilità che configura l’esistenza genera incertezza, dubbi, indecisione, e la categoria del possibile, in apparenza sinonimo di libertà, può risultare paralizzante. La paura e il terrore di scegliere quando tutto è possibile genera il sentimento dell’angoscia. Nel momento in cui in qualità di individui decidiamo, automaticamente rendiamo nulla l’opzione su cui non è caduta la nostra scelta: la scelta di una possibilità è al tempo stesso il rifiuto di un’altra; la possibilità che qualcosa accada comporta e abbraccia inevitabilmente anche il suo opposto ossia la possibilità-che-non. Tutto è possibile significa anche che nulla è possibile. Stando a questi concetti non si può mai smettere di vivere sotto l’inquietudine e la minaccia di questo nulla immanente alla possibilità. L’angoscia si configura come dimensione quotidiana di vita e come indecisione permanente, determinando un equilibrio instabile tra le alternative che la condizione esistenziale della possibilità impone. Pesante, eh?

Sono ad un bivio. Ma ciò che vedo davanti a me non è solo una destra e una sinistra, o due semplici percorsi che si dipanano da un’origine comune e divergono all’infinito. Vedo solo un groviglio intricato di sentieri e di viuzze e di scalini. Vedo un complesso intreccio di occasioni. Vedo plurime strade che sbiadiscono all’orizzonte senza fine. Vedo persone che ho perso lungo la via, altre che sono già partite e mi aspettano avanti e altre che sono rimaste e non abbandonano il mio fianco, tranne ora. Ora rimangono a poca distanza dalla mia schiena in rispettoso silenzio: ci sono decisioni che nessuno può prendere al posto di nessuno. Come sono arrivato a questo bivio? Sono sempre stato fermo qui? No. E come faccio a muovermi? Sembra difficile camminare, è così difficile arrivare. Certo, basta prestare un attimo di attenzione: se mi guardo indietro di suole delle scarpe ne ho consumate, di strada ne ho fatta, di passi ne ho messi in fila, così tanti che a volte stento a crederci. Eppure è così, è vero, è reale. Si può fare. Si può viaggiare (nel senso più pragmatico del termine) solo avanti. Voglio che andiate allo specchio e vi sussurriate “Io sono uno che ce la fa“. “Io sono una che ce la fa“. Non è necessario dirlo ad alta voce o gridarlo, dovete sentirlo voi e nessun altro. È un segreto che vi svelano le vostre labbra.
Io sono uno che ce la fa.

Parto davvero, in realtà. Tra qualche mese. Un’esperienza di studio abroad, ma di questo parleremo un’altra volta. Dico solo che ho preso tale decisione per cambiare aria e allontanarmi dai soliti posti, spero in questo modo di guardare le cose da lontano e di regalarmi una prospettiva diversa. La visione d’insieme, per la soluzione, o semplicemente per l’illuminazione. Perché si accenda una lampadina nella mia testa piuttosto che nella mia stanza. Spero di crescere, di diventare più saggio (pare vero). Di capire più cose, di capire cosa fare della mia vita, capire quale specializzazione medica intraprendere. Forse non lo capirò, ma avrò in mano più possibilità per arrivarci (più possibilità de così se more, eh Kierkegaard?!). Mancano ancora alcuni mesi ma passeranno in fretta e il momento di partire si precipiterà da me con la rincorsa, sembra un obiettivo lontano e remoto ma si tratta solo di una illusione, perché domani è vicino, arriverà domani, domani è già qui, come diceva una canzone! E mi sento fremere di eccitazione e di paura e di aspettative. Dovrò fare i conti con la partenza, i saluti, la distanza, chissà forse anche qualche addio, e io con quelli ho sempre avuto un problema. Ma anche di questo parleremo un’altra volta. Che buffo, è quasi l’alba ed io ancora non ho sonno. Ho tentato di porre rimedio scrivendo mille parole: mille parole che danno pace ai pensieri svolazzanti nella mia mente così forse dopo potrò incontrare Morfeo. C’è qualcuno che si reputa un insonne insoddisfatto come me? Vi capisco. Eppure guardatevi indietro: ci sarà pur qualcosa per cui farvi spuntare un sorriso, qualcosa per cui andare fieri. Qualcosa che vi è ancora intorno. Un progetto che non avete mai smesso di accarezzare. Mille infinite possibilità, scelte già compiute e scelte ancora da fare. Una favola da cercare. Qualcosa che vi terrà svegli fino ad un attimo prima dell’alba.

Volevo parlarvi di tutt’altro, in effetti mentre ragionavo al riguardo della possibile tematica per il diciassettesimo post mi sono soffermato sul numero diciassette, volevo parlarvi di credenze, di proverbi, di scaramanzia, di chi ritiene che il 17 porti sfortuna. Invece il diciassette è passato e siamo già al diciottesimo post. Il blog diventa maggiorenne. Pensate un po’, volevo parlarvi di superstizione, e invece… un attimo prima dell’alba.

D.

to be continued

(part 3 will be the last one. La terza parte sarà conclusiva)


Per recuperare la lettura di Untitled (part 1) clicca qui.

Dai un’occhiata alla pagina Soundtrack e riproduci il video incorporato nel post. I can’t make you love me ti scorrerà nelle vene e ti farà venire la pelle d’oca.

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7 comments

  1. Pingback: 19. Untitled (part 3), aka “oltre”. | D.
  2. reoloscrivano · settembre 27, 2015

    Ciao 🙂
    Ho letto con interesse il post, incontrato casualmente. Ho trovato la forza della sincerità nella tua scrittura. Rispetto alla parentesi filosofica, mi ha fatto piacere ripassare un po’ di Kierkegaard. Anche se scrivo fantasy penso su questo argomento possa interessarti il mio ultimo post!
    Ci si legge 🙂

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    • D. (Cercatoredifavole) · settembre 27, 2015

      Ciao a te! Grazie di essere passato Reoloscrivano, scoprire qualcosa per caso è divertente 🙂
      Ah, sì, il fantasy… Il mio primo amore. Ero solito scrivere storie, o meglio, solo inizi di store fantasy. Continuo tutt’ora a leggere libri appartenenti al genere.
      Assolutamente sì, ci si legge!:)

      Liked by 1 persona

  3. bluebird90 · settembre 27, 2015

    Ho aspettato a leggere questo post, non volevo leggerlo malamente in queste brutte giornate che ho trascorso. Mi hai sorpreso! E mi ci rivedo tantissimo in quello che hai scritto (filosofia a parte ahahah).
    Sono a un bivio anche io, non so che strada percorrere. Che strada devo scegliere? Chissà che prima o poi prenda una decisione perché stare ferma non mi piace. Ti si raffreddano i muscoli e poi ripartire da freddi è molto più difficile e rischi di strappare i muscoli.
    Però ti ringrazio per un po di quella positività che mi hai trasmesso. Oggi vedrò continuare a riflettere sulla mia scelta, ma guardandone il lato positivo che tu hai descritto molto bene. Grazie ancora, un abbraccio.

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  4. lamelasbacata · settembre 26, 2015

    Aspettavo questa seconda parte e non hai deluso le mie aspettative. Si sente davvero l’energia che aumenta, man mano che la tua mente elabora le decisioni da prendere.
    È un post pieno di positività e oggi cercherò di usare a mio vantaggio le sensazioni positive che mi sta trasmettendo. 🙂

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    • D. (Cercatoredifavole) · settembre 26, 2015

      Nonostante l’infinità delle opzioni possibili, si può scegliere di non dar credito all’angoscia dell’ “e se”, ai dubbi e alla crisi. Sono cose che si possono accettare, il cui peso può poggiarsi sulle nostre spalle, altrimenti la vita non ce le avrebbe caricate. E poi sceglieremo. Con il coraggio che spalanca le porte e la positività che prende il sopravvento.
      Sono molto felice che ti abbia trasmesso belle sensazioni, e ancora più contento se potranno esserti utili in questi giorni. Grazie di aver proseguito con la lettura e di non aver abbandonato, ne sono onorato!

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