Se io non fossi io e tu non fossi tu.

Una luce troppo bianca mi trafigge gli occhi e sono costretto a serrarli di scatto; sento freddo alle gambe. Sono disteso sulla barella che qualcuno sta spingendo con lentezza nel corridoio.
« L’hanno fatto? » riesco a borbottare mentre lotto contro il torpore degli anestetici « Vi prego ditemi che non l’hanno fatto. »
L’infermiera si ferma davanti l’ascensore, lascia cadere le mani dalla sbarra e si sposta alla mia destra. Mi guarda con un’espressione indecifrabile mentre dice:
« No. Non l’hanno fatto, è ancora tutto intero. » Le porte dell’ascensore si aprono con un lieve trillo e lei mi spinge dentro, poi si posiziona nell’angolo libero e preme un tasto per scendere ai piani inferiori. « È stato fortunato, ancora pochi secondi e non ci sarebbe stato più modo di tornare indietro. » aggiunge.
« Li ho fermati giusto in tempo, eh? » inarco il collo per tentare di guardarla. Entrambi pieghiamo gli angoli della bocca in un sorriso strano. Forse di significato differente. Due sorrisi possono essere uguali nelle movenze e nell’anatomia ma molto diversi sui sentimenti che gli attribuiamo.
Le porte dell’ascensore si richiudono.

***

Le manipolazioni del genoma umano sono diventate realtà alcuni anni fa, dopo secoli di dibattiti tra le congregazioni religiose, la comunità scientifica e le opinioni popolari, e dopo l’introduzione e lo sviluppo delle scoperte avvenute nei lontani anni Duemila. Il mondo si è definitivamente ingegnerizzato e convertito alle tecnologie senza le quali molti progressi non sarebbero stati possibili. Le questioni morali ed etiche tutt’ora rimangono un argomento scottante, dato che si può intervenire a tutti gli effetti con le modificazioni genetiche per cambiare il patrimonio ereditario umano. Da una parte abbiamo la terapia genica, tecnica medica già largamente accettata che altera i tessuti umani ordinari, dall’altra le modifiche della linea germinale che possono essere ereditate dai figli del paziente e che quindi contribuiscono a cambiamenti permanenti del patrimonio genetico dell’umanità. Entrambe mirano allo stesso obiettivo: curare malattie genetiche, malformazioni, modificare tratti fisici e mentali sgraditi. È stato superato anche il problema dei difetti a geni multipli. La regolamentazione e i requisiti da soddisfare tuttavia sono necessariamente ferrei e piuttosto rigidi. Ragionevolmente rigidi, aggiungerei.
In un primo momento i costi delle procedure erano alle stelle e potevano permetterselo solo gli individui più abbienti, poi, come previsto dalle leggi del buon mercato, la domanda e l’offerta hanno raggiunto un equilibrio e ad oggi chiunque può sottoporsi ad un qualche tipo di intervento. Chiunque può cambiare e diventare qualcuno che non era prima.

diversita-negata

Ora c’è meno gente strana in giro. C’è più perfezione, più bellezza, più salute, più somiglianza, meno malattie, meno difetti… forse un po’ meno umanità. Le persone tendono a etichettare qualsiasi sfaccettatura del corpo umano e dell’animo come passibile di modifiche. Come qualcosa che si aggiusta. Ma l’essere umano è così complesso, così complesso… Un microcosmo. Un microcosmo nel macrocosmo: due concetti trasversali che si ritrovano in ogni epoca, dalla filosofia antica all’ermetismo, dal Rinascimento al Romanticismo alla cultura contemporanea e post-contemporanea. Ci sono delle derive e delle mutazioni che rappresentano oggettivamente delle malattie invalidanti, perciò reputo sia più che giusto intervenire. Ci sono altre caratteristiche, altri orientamenti, su cui è difficile esprimere una valutazione sebbene si siano compresi i meccanismi multifattoriali che ne sono alla base. E se si rendono questi caratteri modificabili, si rendono cancellabili e automaticamente vengono assunti a difetti correggibili. Il colore degli occhi ad esempio (un esempio stupido). Si attua la modifica germinale permanente per far sì che il colore desiderato compaia nel paziente e sia anche ereditato, e se non succede si può intervenire in diretta sulla futura prole. Perché il colore che dipinge spontaneamente occhi che devono ancora aprirsi non va bene o viene deriso dalla massa.
La Medicina non è una scienza esatta. Nemmeno l’uomo lo è, non siamo esatti, non siamo macchine, non siamo numeri. Voglio credere che siamo di più di un ammasso di geni e che ci sia altro sotto un mucchio di proteine e costituenti molecolari.

Mi chiedo quanto possa influire un cambiamento del genere sull’intima essenza di una persona. Me lo chiedo ora, non me lo sono chiesto prima di decidere di sottopormi io stesso all’operazione di editing. Tradotto meglio, una correzione. Me lo chiedo ora dopo che ho già firmato la documentazione e mi sono già recato in ospedale. La procedura era molto delicata e prevedeva un intervengo lungo e complesso con successive terapie, che avrebbero cambiato definitivamente molte cose di me. Chi sarei stato, dopo?

Dopo il consenso informato mi fanno accomodare su una sedia a rotelle e mi accompagnano in sala operatoria. Prendiamo l’ascensore. Una volta dentro mi trasferiscono dalla sedia al tavolo operatorio e l’anestesista inizia ad armeggiare con varie siringhe, contenitori e strumenti. È Dicembre e sento freddo alle gambe, chiedo una coperta.
« Non ce n’è bisogno, tra poco ti addormenteremo e non sentirai più niente. » mi viene risposto.
Sento i battiti del cuore accelerare, prima mi sentivo stranamente tranquillo adesso invece ho la tachicardia che smaschera la mia calma solo apparente. Una serie di 
bip nervosi e le onde agitate su un monitor testimoniano la mia ansia. Sto per modificare il mio dna. Diventerò qualcun altro, una persona nuova, diversa. Qualcuno che non sono mai stato fino ad ora, non so cosa aspettarmi. Ad un tratto penso che non sarò più io, il me stesso che ha abitato il mio corpo per più di trent’anni si dissolverà nel nulla. Cambierò dei lati di me che hanno portato solo dolore e sofferenza e gravi problemi nel relazionarmi con la società. “Vorrei essere qualcun altro, vorrei essere diverso, diverso dal mio diverso quindi uguale alla maggioranza. Vorrei che non fosse mai capitato a me”, ora sono frasi destinate a tramutarsi in realtà concreta e non più desideri spazzati via dal vento.
« Ma se io non fossi io, chi altri potrei essere? » la mia bocca sputa fuori la domanda incontrollabile che rimane sospesa a mezz’aria. L’anestesista con la fronte corrugata dalla concentrazione si avvicina con una siringa ripiena di liquido trasparente e sembra non aver udito le mie parole.
Eppure queste parole pesano e io sento l’affanno impadronirsi dei miei polmoni.

***

Ho detto che non volevo più sottopormi alla manipolazione genetica un attimo prima di cadere nel sonno profondo indotto dall’anestesia. Mi sono rifiutato un secondo prima che fosse troppo tardi. Per un fortuito gioco della sorte l’anestesista mi ha sentito, ha ascoltato e compreso le mie flebili parole e per propria tutela legale ha immediatamente sospeso l’intervento. Ormai l’anestetico era stato iniettato e quindi non ho potuto assistere alla vittoria della mia individualità, perso in un oblio senza sogni. Volevo e voglio essere me, perché se avessi vissuto tutta quanta la mia vita per poi oscurare la mia storia con l’ingegneria genetica, ora non esisterei più. Non sarei più qui, e non potrei nemmeno parlare.
Prima di uscire dall’ospedale con la promessa di un non ritorno ho incontrato l’anestesista, ancora non so dire se per puro caso. Si è fermato davanti a me (era più alto di una decina di centimetri), mi ha teso la mano e mi ha parlato con voce incrinata dall’emozione:  « Io e te siamo diversi. Se tu non fossi tu non avresti potuto essere così coraggioso. Io ho fatto l’editing, e mi pento ogni giorno della decisione presa. Tu stavi per farlo e hai trovato la forza di opporti e cambiare idea. Non hai tradito te stesso per gli altri. La diversità a volte brilla di luce propria, ma brilla così forte che la luce che emana fa male agli occhi. Ecco perché li chiudiamo e scegliamo di non vedere. » mi ha lasciato la mano continuando a guardarmi.
« Non vedere che cosa? »
« Che pur essendo diversi, respiriamo tutti la stessa aria. »

Avrei cancellato le mie ferite e inevitabilmente perso le mie vittorie strappate alla vita col sangue. Avrei vanificato tutti gli sforzi e i sacrifici compiuti per conquistarmi il mio spazio, la mia libertà, le mie ali. Tutti abbiamo la nostra chance di essere felici e non possiamo barattarla con niente. Molte volte ho pensato di voler cambiare e di voler essere un’altra persona, una persona qualsiasi tranne che me, ma la mia diversità non è una malattia e modificarla non è la cura. Quello che non capivo è che la vita mi ha reso ciò che sono per permettermi di viverla. Per farmi voltare indietro a guardare la mia strada, non quella di qualcun altro, e per scorgere avanti il mio tramonto, non il sole di un alter ego. Ogni bastonata è servita da lezione, ogni carezza è servita per costruire ricordi, ogni lacrima è stata asciugata dal dorso della mano. Se devo espiare le mie colpe lo farò tutti i giorni alzandomi dal letto ogni mattina. Non voglio rinunciare a me, non voglio cancellare la mia anima, non voglio smettere di amare. Non voglio cambiare la mia essenza e perdere tutti i ponti che ho costruito nel mio cuore. Non voglio farlo nemmeno in questo secolo in cui si è reso possibile. Le differenze sono preziose, così preziose che spesso fanno paura e allontanano gli altri.
Se io non fossi io e tu non fossi tu, il mondo sarebbe un deserto di noia e solitudine. E di persone lasciate sole perché diverse ce ne sono già troppe.

D(cercatoredifavole).
Continuate a leggere qui sotto.

Mi piace il tuo tacito elogio della diversità. […] La diversità non è più sinonimo di ignoto, quindi di paura e inevitabilmente di odio. La diversità diviene un dono e io mi sento meno solo.
Andrea


In citazione qui sopra potete leggere la frase che è stata la più importante fonte di ispirazione per questo post, post che si è rivelato un racconto oserei dire “sperimentale”, un genere diverso da quelli soliti che tratto perché sfocia quasi nella fantascienza. Una novità con cui ho voluto confrontarmi, una sfida per me stesso e un esercizio alle diversità di qualunque tipo. Un giorno, un perfetto sconosciuto di nome Andrea mi ha scritto una lunga email (la frase che leggete sopra è un estratto) per complimentarsi riguardo a questo blog, e mai avrei immaginato che sarebbe riuscito a farmi piangere con le sue parole. Grazie Andrea (e spero non sia inopportuno citarti qui).

Date un’occhiata alla pagina Soundtrack e ascoltate le tracce suggerite come colonna sonora:

  • “Lost Cities” di Bandshes; “Atlas” dei Coldplay; “Redford” di Sufjan Stevens. Cliccate sul collegamento alla pagina e scorrete in basso fino al post corrispondente per visualizzare i link YouTube. Lo consiglio!

Mi trovate anche su Facebook alla pagina Cercatoredifavole: https://www.facebook.com/cercatoredifavole/
Lasciate un “mi piace” se vi va! 🙂

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23 comments

  1. avvocatolo · gennaio 8, 2016

    Ma quante coincidenze Astrali! Ho i brividi… dunque primo di tutto ho appena scritto sul mio blog la mia prima favola e vedo il tuo like su un mio commento altrove e scopro che sei un cercatore di favole. .. vengo e leggo questo post e scopro che uno sconosciuto di nome ANDREA ti ha fatto piangere e prova un poco a indovinare come si chiama il protagonista del mio recente romanzo (primo)? ANDREA. E prova a indovinare di cosa parla la favola e anche il mio libro? LA DIVERSITÀ! Se non è destino questo…

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    • D. (Cercatoredifavole) · gennaio 9, 2016

      Un Andrea in pratica è il collegamento chiave, troviamo lui e troveremo le risposte, hahaha.
      O forse non è questo nome, ma il caso che ha voluto che ci fosse questo giro bizzarro. Tu ci credi al destino? A volte sono tentato di pensare che certe cose siano già state scritte da qualche parte. In ogni caso, reputo questo un bell’incontro (e ho riso un sacco leggendo il commento); grazie di essere passato Avvocatolo!

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  2. bluebird90 · dicembre 20, 2015

    Ammesso che sto davvero per marciare verso Telecom perché mi continua a saltare la linea adsl da quando hanno mandato il loro tecnico a controllare la centrale.. comunque mi scuso nella speranza di non imbrattarti e rovinarti il blog di commenti più o meno simili. Scusami ^^;

    ..grazie, GRAZIE davvero! Ho pianto leggendo questo bellissimo post, scritto altrettanto bene come tu sai fare. L’ho letto tutto d’un fiato. Non sono state lacrime intrise di tristezza, erano colme di speranza.. sì, speranza. Le tue parole sono così sentite, reali, attuali, profonde.. non posso fare altro che ringraziarti! Un forte abbraccio,
    Blue

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    • D. (Cercatoredifavole) · dicembre 23, 2015

      Non imbratti mai il mio blog, né lo rovini, anzi lo abbellisci di più. 🙂
      I tuoi commenti sono un immancabile e imperdibile appuntamento che mi diverte. Grazie a te, per leggere sempre con pazienza e per lasciare ogni volta una preziosa traccia del tuo passaggio. Sono felice che ti sia piaciuto il post e soprattutto che ti sia arrivato il vero messaggio che ho voluto spargere tra le parole. Ricambio il forte abbraccio e aggiungo un fortissimo.
      Passa un bellissimo Natale. Grazie. Ps. Ho appena visto l’email! Non la lascerò senza risposta tranquilla 😉

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      • bluebird90 · dicembre 24, 2015

        Un Buon Natale e post Natale anche a te! Grazie a te per darmi la possibilità di leggere le tue belle parole. Ciao 🙂

        PS: Per la mail non c’è fretta, quando hai tempo. Siamo sotto le feste, bisogna rilassarsi anche

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  3. massimiliano riccardi · dicembre 20, 2015

    Di nuovo bella prova, bravo. Sai che ha ragione Marco Lazzara? Delle affinità ci sono. Non la conosci perché per fortuna tua sei giovane. Se vuoi sapere cos’è hai confini della realtà guarda qui: http://massimilianoriccardi.blogspot.it/2015/08/ai-confini-della-realta-twilight-zone-e.html e poi https://it.wikipedia.org/wiki/Episodi_di_Ai_confini_della_realt%C3%A0_(serie_televisiva_1959)_(quinta_stagione)#Il_numero_12_ti_assomiglia

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    • D. (Cercatoredifavole) · dicembre 23, 2015

      Grazie caro Massi, davvero! Ho appena cliccato sui tuoi link per farmi un po’ di cultura prima di andare a dormire ed effettivamente avete proprio ragione. Il tuo post mi è piaciuto molto e la descrizione della serie mi ha incuriosito, spero di avere modo di vedere qualche episodio.
      Ti mando un abbraccio e ti auguro buonissime feste!

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  4. Marco Lazzara · dicembre 17, 2015

    Io ti consiglierei di guardare l’episodio “Il Numero 12 ti somiglia” della Stagione 5 di Ai confini della realtà. Troverai delle affinità con il tuo racconto.

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  5. emmafrignani · dicembre 10, 2015

    Sono tornata. E ho adottato questo tuo magnifico racconto. Non potevo non condividerlo. Ho la pelle d’oca (che mi abbiano fatto un editing estremo quando ero priva di sensi?). Perdona la mia idiozia, ma le atmosfere mi hanno gettata nei ricordi di un ricovero di qualche anno fa, nei confronti del quale mantengo il mio atteggiamento di sicurezza (quello scherzoso). Grazie anche per aver condiviso la tua ispirazione, un messaggio con la potenza di una freccia. E per avermi fatto conoscere le Bandshes.
    Ah, mi piace molto anche il quadro che hai scelto.

    «La diversità a volte brilla di luce propria, ma brilla così forte che la luce che emana fa male agli occhi. Ecco perché li chiudiamo e scegliamo di non vedere.»

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    • D. (Cercatoredifavole) · dicembre 15, 2015

      Grazie di tutto Emma. Assolutamente nessuna idiozia, anzi trovo i vostri interventi così interessanti e stimolanti che non fanno altro che arricchire chi scrive e chi legge. Una bellissima cornice al mio post, lo rendono più bello.
      Un caro saluto!

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    • D. (Cercatoredifavole) · dicembre 15, 2015

      Ps. Sono davvero contento che ti siano piaciute le tracce e l’immagine che ho inserito nel post ❤ spero di continuare a trovare canzoni interessanti!

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  6. cdgiei · dicembre 10, 2015

    E’ sempre bello scoprire qualcuno che, avendo scoperto il valore della propria unicità, vuole suggerire anche agli altri di fare altrettanto 🙂

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    • D. (Cercatoredifavole) · dicembre 13, 2015

      La propria unicità è così bella, così divertente, stimolante, emozionante, non trovi? Grazie 11Tuit, i tuoi feedback sono sempre preziosi, ti mando un abbraccione;)

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  7. lamelasbacata · dicembre 10, 2015

    Ogni volta resto stupita dalla tua ricchezza interiore. Se tu non fossi tu avrei perso l’occasione di leggere questo magnifico racconto; se tu non fossi tu Andrea non avrebbe scritto la lunga mail che ti ha commosso; se tu non fossi tu non starei leggendo a tarda ora, sacrificando il mio sonno per un’ottima ragione, ascoltando una splendida colonna sonora. Grazie di essere………tu.

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    • D. (Cercatoredifavole) · dicembre 14, 2015

      Vabbè allora ditelo che fate a gara a chi mi fa piangere di più…! Mannaggia, ho un magone ora ;D
      Grazie infinitamente Mela. Mi dispiace averti fatto dormire poco, ma sentire che pensi ne sia valsa la pena mi riempie di orgoglio, emozione e soddisfazione.

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      • lamelasbacata · dicembre 14, 2015

        Il magone è reciproco! Ogni volta che leggo i tuoi post faccio il pieno di emozioni 🙂

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  8. Alessandra · dicembre 9, 2015

    Un bellissimo elogio della diversità, contro ogni tipo di omologazione e massificazione.

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  9. nerodavideazzurro · dicembre 9, 2015

    Racconto molto ben scritto, complimenti.
    Della soundtrack ho preferito “Lost cities” (grazie, non la conoscevo).

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    • D. (Cercatoredifavole) · dicembre 9, 2015

      Grazie a te per avere la pazienza, la costanza e la sopportazione di leggere le mie frasi sconnesse 😀 mi fa piacere che ti sia piaciuta quella canzone, infatti il post l’ho scritto ascoltando quella in particolare, sono contento che l’hai preferita anche tu. Grazie carissimo!

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