Considerazioni random sulla vita #1

antwerp-1400_crop1400x560_tcm16-2395E insomma… Il trasferimento è arrivato. Credevo che un essere umano avesse un limite numerico di cose che potesse o riuscisse a fare, invece penso con molta modestia di aver oltrepassato quel limite e di aver battuto la persona con il precedente record mondiale di impegni e scadenze. Ovviamente qualsiasi studente nella situazione analoga avrà affrontato il medesimo carico di stress e tensione, ma io sono nella mia testa, non in quella degli altri, e per me tutto ciò ha rappresentato una novità assoluta dalla sconvolgente portata emotiva. Chiunque stia conducendo esperimenti per creare giornate di 48 ore è pregato di contattarmi al più presto.

Che dire… Ho cambiato stanza tre volte. Per circa un’ora ho avuto due chiavi diverse e ad un certo punto non riuscivo più a distinguere quale colore appartenesse a quale numero di quale stanza di quale piano. Successivamente ho cambiato edificio. Immaginate cosa può significare trasportare tutti i tuoi averi in giro con il terrore di perdere qualcosa e con la sensazione finale nello stomaco di esserti dimenticato quel caricabatterie o quella maglietta o il portafoglio o il portatile. Ho seguito un corso di Olandese e ne ho imparato le basi, e sapete questi qui hanno la stranissima cosa che a seconda di come pronunci la u può voler dire “mi prostituisco” oppure “ora” intesa in senso squisitamente temporale, tipo Scusa sai che ore sono? Uh sì certo, sono le 7, oppure Scusa sai che ore sono? Uh sì certo, guarda mi prostituisco alle 7. Tutto sommato è una lingua simpatica, così diversa dai suoni a cui siamo abituati, così strana, così nordica. Non è nemmeno tra le lingue più parlate al mondo, addirittura viene prima l’Italiano, quindi qualcuno nutrirà dei dubbi sulla sua effettiva utilità. Ma è pur sempre una terza lingua, uno stimolo per il cervello, una sfida divertente e un seme da seminare e poi raccogliere. Ci sono stati giorni in cui mi sono ritrovato a parlare 3 lingue contemporaneamente e non ci ho capito più nulla, mischiavo parole di 3 diversi idiomi nella stessa frase. Ho compilato e fatto firmare più documenti di qualunque impiegato delle poste (e ancora non ho finito) e continuo a non capire perché la burocrazia sia sadicamente impegnata a rendere più difficile la vita studentesca. Ho conosciuto persone provenienti da tutto il mondo, con diverse abitudini, diversa cultura e diverso modo di scherzare. È incredibile come in alcuni casi bastino pochi secondi per inquadrare subito il tipo di personaggio. Almeno, io mi diverto a farlo. Ad osservare attentamente, analizzare in maniera quasi compulsiva. A liquefare la mia mente per farla scivolare attorno alle persone, per poterle guardare in 3 Dimensioni. E, di mio buon grado, a ritrovarmi catapultato in una nuova realtà senza percepire quella inquietante sensazione di distacco che ogni tanto sguscia fuori nella mia anima. Mi sono divertito, non mi sono fermato mai in questi primi giorni, ho stretto la mano a centinaia di persone e ho dimenticato i nomi di altrettante. Lo status di studente Erasmus ha le sue caratteristiche ben qualificabili e talmente evidenti che la gente lo vede lontano un miglio che sei straniero. In Erasmus. Sono entrato a far parte di questa cosiddetta generazione Europea, nuova e fresca, proprio io che non mi sarei mai immaginato di avere, da sempre, il coraggio di partire. Il coraggio di cambiare. Il coraggio di andare lontano e poi tornare indietro come trattenuto da una corda elastica. Il coraggio di tagliare questo elastico e quello di cambiare casa, sia come concetto mentale sia come luogo fisico. C’è sempre un posto a cui tornare, a volte può trattarsi dello stesso posto in cui siamo appena arrivati.
Ho camminato per le strade della città ad ogni ora e ho imparato a guardarmi di più intorno, sia per non perdere la bellezza di un paesaggio inedito sia per non perdere l’orientamento in mezzo a queste vie dallo strano nome con i palazzi tutti uguali. Ci sono così tante cose da vedere… per fortuna ho mesi per farlo. Sono andato a ballare dopo secoli che non lo facevo ed è stato liberatorio saltare insieme agli altri studenti e compagni di avventura urlando a squarciagola. Perché alla fine è questo, ciò che succede. Si avverte il bisogno di sentirsi a casa e si trova il senso di appartenenza in una voce comune.

Ho bevuto una birra al giorno (proprio io che mai ho toccato alcol in vita mia), per il gusto di adeguarmi, per una volta, alla massa. Per il gusto di dire “Andiamo in quel bar a prenderci una birra, facciamo quattro chiacchiere”. Per il gusto di farlo, e per ribadire che una birra basta e avanza.

Ragazzi… qui l’università è nettamente superiore a quelle italiane. O meglio, a quella italiana che attualmente frequento. Ci sono diversi campus sparsi per la città, piccoli, organizzati, funzionanti e moderni. Le mura del campus centrale ricordano molto un castello medievale, o una vera Hogwarts di Harry Potter. Il medical campus invece dovrei visitarlo in un futuro molto prossimo. Il clima è nettamente peggiore rispetto all’Italia, nuvole is the new sole e pioggia is the new nuvole, ma non importa. La città, l’aria, l’atmosfera, sono così affascinanti e degni di attenzione che alle condizioni meteo non si dà tanto credito. E poi, quando spunta un raggio di sole, tutto si colora e il cielo diventa mare e pensi ne sia davvero valsa la pena. Ma ne vale la pena comunque.

Volevo dire una cosa, a proposito della partenza. Non avevo soltanto una pesantissima valigia da imbarcare, un trolley strapieno come bagaglio a mano e uno zaino sulla spalla. C’era anche un altro bagaglio. Invisibile, eppure il più pesante di tutti. Non ho dovuto pagare alcuna sovrattassa per trasportarlo. Era tutto qui, in qualcosa che pulsa nel mio petto.
C’era questa terza valigia infatti che pensavo rimanesse semivuota e invece è stata colmata così tanto e in modo così inaspettato da impregnare la mia pelle. Grazie a tutte le persone che hanno riempito i piccoli buchi del mio cuore, donandomi un pezzetto del loro. Sono partito con una lacrima e un sorriso grande quanto il mondo. Il vostro cuore lo porto con me, lo porto nel mio.

Finirà il tempo delle feste, inizierà il tempo dello studio, dei corsi e degli esami. Arriverà il tempo delle gite, delle passeggiate, dei tramonti e delle fotografie. Giungerà la quotidianità e la rete più stretta di amicizie. Il tempo dei saluti e delle feste d’addio. O di arrivederci. Ma tempo al tempo… Adesso siamo solo all’inizio. Pronti, partenza, via.

D.


 

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16 comments

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  4. bluebird90 · maggio 17, 2016

    Anche io avevo intenzione partire per Erasmus, volevo caricarmi di una valigia vuota e tornare con la stessa valigia pesante e piena di ricchezze. Purtroppo rinvio il tutto a dopo la laurea, per una magistrale all’estero se ce la farò. Un abbraccio caro D.

    ps: hai visto, sono arrivata a leggere gli articoli mancanti, ora procedo 🙂

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    • D. (Cercatoredifavole) · maggio 21, 2016

      Ciao carissima! Che bello rileggerti 😀 Sono sicuro che il tuo proposito è soltanto rinviato nel tempo… Ce la farai! Ne sono convinto davvero perciò non gettare la spugna, mai. Un abbraccio anche a te e grazie perché è sempre bello leggere i tuoi feedback. Ora è periodo di esami (e quando mai non lo è?!), ce n’è uno più o meno imminente, appena me lo son tolto rispondo al resto 🙂

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      • bluebird90 · maggio 25, 2016

        Non so se hai già affrontato l’esame, comunque buona fortuna! 😉
        A presto, Blue

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  5. Pingback: Erasmus, attentati di Bruxelles e incidente spagnolo: CercatorediFavole si racconta -
  6. Anna Massè · maggio 16, 2016

    Ahh come ti capisco. Anche io sono una studentessa italiana che ha deciso di andare all’estero, ma non in Erasmus se non per tutto il percorso universitario. E la Spagna mi ha aperto le porte con una delle migliori università europee (nel mio caso di veterinaria). Il mio primo anno è stato pressapoco come il tuo, con tanto di incazzatura bestiale un giorno perchè non riuscivo ad aprire la porta di casa che in realtà era del povero ragazzo che abitava sotto di me (eh già ero talmente stravolta che ho sbagliato piano).
    Insomma è una grande avventura che porta molta fatica, solitudine e sacrifici a volte, ma può anche essere un’esperienza fantastica. Ho conosciuto tantissima gente da tutto il mondo, ho consolidato 3 lingue che parlo molto bene e ne sto imparando altre 2, ho nuovi amici, una casa mia e anche se sbrocco di brutto per la stanchezza a volte, non credo mi sia capitata cosa migliore in vita mia. Quindi ti dico: buona fortuna compagno di avventure! 😉 Che tu ti possa godere al meglio questo periodo!

    P.s.: Sto lavorando per creare giorni da 48 ore ma sono molto indientro, si necessita aiuto immediato!

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    • D. (Cercatoredifavole) · maggio 20, 2016

      Grazie cara Anna! Bellissimo commento in cui ho scoperto anche qualcosa di te. Il tuo augurio mi ha messo di buon amore, buon tutto anche a te 😀
      Ps. Eccomi arrivo e ti aiuto… Secondo me entro un paio di millenni ce la facciamo a creare giorni da 48 ore hahahaha

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  7. massimiliano riccardi · febbraio 7, 2016

    Dai dai, raccoglierai i frutti di tutto questo sbattimento. Auguroni.

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  8. intempestivoviandante · febbraio 7, 2016

    Il coraggio di andare lontano e poi tornare indietro è preziosissimo. E sicuramente la terza valigia aiuta molto 🙂

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  9. lamelasbacata · febbraio 7, 2016

    Vorrei pensare di esserci anche io, in un angolino di quel bagaglio.
    In ogni caso io un bacio e un abbraccio grandissimo te li mando lo stesso, in quel campus olandese che sarà la tua casa! ❤

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