22.


Come anticipato nel precedente post ho aderito con estremo piacere al progetto #NoiLiAbbiamoAiutatiCosì, gestito da Moto39 blog, che ringrazio molto (cliccate sui link sottolineati per tutte le info).

Questo è il racconto inerente al tema che è scaturito dalla mente del Cercatore. Il contributo è stato pubblicato qualche giorno fa sul blog Moto39. Spero davvero che vi piaccia, prende in considerazione i recenti fatti di cronaca. Vi consiglio di riprodurre la traccia che vedete in apertura post come accompagnamento musicale durante la lettura.


22 MARZO.

Una normale giornata di lavoro. Doveva essere solo una normale giornata di lavoro. Ora invece non sento più alcun suono e il fumo offusca la mia vista. Mi chiamo Abdullah, devo tossire ma non oso farlo e mi scoppiano i polmoni a forza di trattenere i conati di vomito insieme alla cenere penetrata nelle vie aeree. Sono disteso a terra e mentre sbatto convulsamente le palpebre un rombo di tuono sembra perforare la parete insonorizzata dei miei timpani. Non riesco a decifrarne l’origine ma possiede certamente un ritmo.
Provo a muovermi ma il mio corpo non funziona, io non funziono. Il terrore paralizza ogni centimetro quadrato di muscolo e vedo il mio petto alzarsi e abbassarsi troppo velocemente. Cosa è accaduto, chi, come, quando? Dove? Avverto qualcosa di appuntito e tagliente fare pressione sulla mia gamba e dei filamenti della consistenza di un capello sui palmi delle mani. Quello che sembrava un tuono altro non è che il mio stesso cuore che batte nelle orecchie, batte e ribatte ed ogni colpo è un martello impietoso sulla tempia. Il sangue pulsa nelle vene e fluisce e continua a dare vita ai miei organi in un vortice che rende il mondo un posto alquanto confuso. Una mano non me la sento più.
Era una normale giornata di lavoro e poi è successo quello che non doveva succedere.

*

La stazione è luogo di incontro e scontro per migliaia di persone. Un luogo elastico e flessibile, a volte un corridoio di passaggio a volte un capannone di attesa. Si accorcia e si restringe oppure si allarga e si espande a seconda della temperatura e di come va il vento. È il punto di convergenza di storie, modi di essere, vicissitudini. Le persone gesticolano, telefonano, corrono, aspettano. Si urtano per caso e si guardano con disattenzione, ognuna per la sua strada, senza immaginare eventuali imprevisti che possano cambiare le rispettive intoccabili tabelle di marcia. Ma gli imprevisti… accadono sempre. E il modo in cui si affrontano cambia tutto.
Un artista potrebbe trovare l’ispirazione giusta da questa incredibile accozzaglia di colori, catturando dettagli di passanti ignari, immortalando qualcuno che guarda fuori dal finestrino, soffermandosi su una comitiva di turisti alle prese con zaini e valigie, origliando il saluto di una coppia prima che uno dei due prenda il treno. In un luogo come questo si ritrovano tutti i sentimenti, in un luogo come questo c’è tutto e il contrario di tutto, un luogo come questo diventa un santuario affollato di anime viaggiatrici. Un artista sbagliato potrebbe volerlo solo distruggere e creare caos da cui non origina armonia. Un luogo, un posto. Un posto sbagliato nel momento sbagliato.

Liesbeth quella mattina si era alzata presto: doveva prepararsi con cura ma soprattutto aveva bisogno di tempo per capire se ciò che stava per fare avrebbe avuto un senso, in fondo sapeva così poco di Mark! Tutte le domande che gli aveva posto durante la vacanza-studio apparivano ora del tutto insignificanti, quella parvenza di amicizia tra loro non poteva di certo garantire un futuro come coppia.
La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare. (Jovanotti)
Concentrata nei suoi pensieri, si era raccolta i capelli rossi in una lunga coda e aveva già chiuso tranquillamente la porta di casa. Attraversò la strada per raggiungere la stazione. In realtà non si trattava di banale amicizia, almeno per quanto la riguardava. Liesbeth si era innamorata di Mark, e quel giorno aveva deciso di aprire il suo cuore e di dichiararsi. Una follia. Non era ancora maggiorenne e abitavano in due città diverse, che diavolo si era messa in testa?
La spaventava un possibile rifiuto, la spaventava il fatto che paradossalmente i suoi sentimenti potessero essere ricambiati, si stava lanciando nel vuoto e non voleva farsi male. La timidezza opprimeva ogni suo gesto. Ma ogni volta che pensava a lui un brivido le correva lungo la schiena e desiderava stringerlo fra le braccia.
Consultando il tabellone degli orari Liesbeth comprese che il treno si collocava al binario più lontano e avrebbe chiuso le sue porte pochi minuti dopo. Panico. Una voce metallica annunciò dagli altoparlanti la partenza imminente.
In quel momento, qualcosa in lei scattò. Le gambe si mossero da sole.
Cominciò a camminare rapidamente, prese slancio e la camminata divenne una corsa.
Mentre si faceva strada tra gli altri passanti i pensieri sgusciarono via dalla sua mente, sentì la testa svuotata, ma non si fermò affatto. Scorse il binario in lontananza, le porte del treno non si erano ancora chiuse.
Urtò involontariamente un passante e, senza nemmeno voltarsi, continuò a correre.

Andreas scoccò un’occhiataccia alla ragazza con i capelli rosso fuoco che si era dileguata come un fulmine, lasciandolo lì immobile senza nemmeno chiedergli scusa. Si rassettò la giacca e lisciò la cravatta: quel giorno doveva essere perfetto. Aspettava da tanto tempo quel colloquio di lavoro e voleva fare una buona impressione. Il mondo del lavoro era crudele e selettivo, ma avrebbe fatto del suo meglio per poter almeno sperare di ottenere il posto dopo tanti rifiuti.
Uscì frettolosamente dalla stazione e servirono pochi passi per raggiungere la sede della multinazionale presso la quale avrebbero esaminato e selezionato migliaia di altri candidati come lui. Andreas aveva preparato con cura il suo curriculum, ripassato mentalmente le risposte a varie possibili domande, rifatto il nodo della cravatta milioni di volte, ma era comunque tesissimo: la laurea non era stata un traguardo, ma solo l’ennesima partenza per la remota speranza di guadagnarsi un futuro. Ciò che sarebbe diventato di lì a pochi anni, quali progetti avrebbe realizzato, quante delusioni avrebbe avuto, dipendeva soltanto dalle sue scelte. E da quali occasioni avrebbe colto.
Si fermò di fronte a delle enormi porte scorrevoli: un edificio gigantesco troneggiava sopra di lui e incuteva un certo timore.
Fece un respiro profondo e poi fece un passo avanti.
Le porte si chiusero automaticamente alle sue spalle e subito dopo un boato tremendo da chissà dove fece tremare l’intero palazzo.

In qualità di addetta alla selezione del personale, Christine doveva provinare decine e decine di aspiranti manager, impiegati e segretarie per la sua azienda. Fortunatamente ad una veloce analisi preliminare un paio di candidati possedeva requisiti soddisfacenti, aveva in mente di richiamarli per un altro colloquio più approfondito. Si era assentata brevemente dal lavoro per una pausa dai colloqui e per salutare una cara amica che tornava dopo un lungo viaggio. In stazione si guardò intorno smarrita mentre il familiare, deprimente senso di solitudine le stringeva lo stomaco in una morsa gelida. Da quando il marito se n’era andato, ogni sera doveva fare i conti con se stessa e con la realtà: nessun figlio, separata, un lavoro che da tempo non paventava alcuna svolta, in attesa di una rivincita dalla vita. La casa in cui viveva da sola era fredda e vuota, priva di vita. Sentiva quasi il bisogno di scappare. In un libro che stava leggendo c’era scritto: Al mondo non c’è coraggio e non c’è paura, ci sono solo coscienza e incoscienza. La coscienza è paura, l’incoscienza è coraggio.
Lo squillo del telefono la fece sobbalzare.
« Ehi, sono quasi arrivata in stazione! » Era Klaudia, la sua migliore amica dal tono sempre sovraeccitato.
« Tesoro! Perfetto, appena comunicano il binario ti vengo subito incontro » rispose Christine mentre si passava una mano tra i capelli ricci. Era contenta di sentirla.
La sua attenzione venne catturata da una ragazza che si agitava e si sbracciava per raggiungere un treno poco distante. Impossibile non notare i suoi capelli rossi che turbinavano in aria e la sua corsa quasi disperata in mezzo al passo monotono e tutto uguale degli altri. Le passò vicino e la vide incespicare. Christine sorresse quella ragazza per un braccio risparmiandole una caduta e facendole guadagnare tempo.
L’incoscienza è coraggio. Un sorriso, piccolo, spontaneo, improvviso, il primo sorriso dopo giorni, le spuntò sulle labbra mentre udiva un grazie urlato da una fiamma umana in movimento. Forse c’era bisogno di una scelta incosciente, forse bisognava prendere un treno al volo. Forse allontanarsi dalla routine quotidiana e staccare la spina le sarebbe servito per ritrovare un po’ la strada, per ritornare al nucleo di se stessa. In fondo, si dice sempre così, pensò. E quindi perché no? Perché non partire, perché non viaggiare per tornare?

Vivo in questa stazione da molto tempo. Per me questo è il dopo, che è diverso dal prima. Prima avevo una casa e una fidanzata, e dopo mi sono ritrovato qui senza più niente, solo. Solo e in difficoltà. Questo è il dopo: cerco di sopravvivere con tutti i mezzi che ho a disposizione. Mi sono fatto degli amici che vivono alla giornata, come me. Si accontentano di quello che trovano e dormono appoggiati alla colonna poco distante dal mio sacco. Cerchiamo di aiutarci, ci sosteniamo a vicenda, siamo solidali. Sta arrivando l’inverno, e sappiamo che sarà il periodo più duro e più difficile per noi. L’anno scorso uno dei nostri se n’è andato a causa del freddo: una sera si è addormentato e poi non si è mosso più. Ma nonostante questo… io non voglio mollare, vado avanti. Gli altri mi chiamano l‘Idealista perché cerco di infondere speranza nel cuore di tutti, e perché mi preoccupo meno di quanto dovrei dell’aspetto pratico delle cose. A volte accadono degli eventi che non sai spiegarti, delle cose che non puoi controllare. A volte il destino si diverte a sconvolgere i programmi. E tu non puoi fare altro che accettare il cambiamento e adattarti. Di fronte a me una signora dai capelli ricci vestita in modo professionale aiuta una ragazzina dai capelli rossi che è appena inciampata durante una folle corsa.
La strada è provvisoria. C’è chi l’ha scelta e chi non l’ha scelta. Chi l’ha scelta è sicuramente diverso da me. Io non so se mi sveglierò domani, non so se sarò vivo fra qualche ora, ma so che ho 57 anni (le mie armi!) e non posso permettermi di avere paura. Non appena sarà giunto il momento, riprenderò in mano le redini della mia vita.
Ora sto guardando quel ragazzo, quello con la pelle un po’ olivastra, con il suo cane, lo vedete? Lo accarezza. Chissà com’è la sua vita, quali preoccupazioni e quali desideri albergano nella sua mente, chissà il fato quali sorprese e quali eventi riserba per lui… Sta di fatto che sicuramente possiede una casa, una famiglia, un lavoro, un cane, cose che io ho perso perché così è la vita. Un giorno, uscirò da questa stazione e andrò a ricostruire, mattone dopo mattone, la mia casa. Lo giuro.
L’uomo non può scoprire nuovi oceani finché non ha il coraggio di perdere di vista la costa.

Francisco arruffò affettuosamente il pelo del suo cane. Amico fedele, compagno di giochi di una vita.
« Dai, che non è lontano. Lo so che è fuori città ma mi hanno detto che è tra i migliori. » Sperava che quel veterinario potesse curare nel miglior modo possibile il suo cane, di cui non riusciva a fare a meno. Ci sperava davvero.
« Ehi, non mi fare scherzi d’accordo? Altrimenti chi mi viene incontro quando torno a casa? » il cane lo guardò con i suoi occhi dolci… ormai gli si vedevano tutte le ossa, perdeva numerose ciocche di pelo. Con gli occhi offuscati da un velo di lacrime gli diede un’altra carezza. Poi impugnò il guinzaglio e, fianco a fianco, si incamminarono nella stazione.
Quella sarebbe stata la loro ultima breve passeggiata insieme.

Cosi va la vita. La vita dà, la vita toglie. Ma con le ferite che si cicatrizzano, con la dolcezza dei ricordi, con il coraggio di affrontare le bellezze e i dolori dell’esistenza, con il valore della condivisione e del rispetto, ci è concesso di andare avanti. O almeno, questo viene concesso a chi sopravvive.

*

Il 22 marzo tre terroristi kamikaze si sono fatti esplodere alla stazione e un altro paio ha iniziato a sparare a vista su qualsiasi bersaglio mobile riuscissero ad intercettare. Abdullah è un addetto alla biglietteria ferroviaria che si trovava nel punto esatto in cui è avvenuta la detonazione. Nonostante la recisione netta di una mano dovuta all’impatto, si è tirato su in piedi e mentre i terroristi sparavano all’impazzata ha aiutato 4 persone più un cane a scappare: una ragazza dai capelli rossi, un’attraente signora con i capelli ricci e scuri, quello che aveva tutta l’aria di essere un senzatetto e un giovane latinoamericano con il suo cane al guinzaglio …

[corri a visitare il sito di Moto39 per scoprire il finale. Mancano solo poche righe, clicca QUI!]


Come di consueto, per la Soundtrack, proseguite qui.

Per la pagina Facebook e un like a Cercatoredifavole, cliccate qui e grazie mille per il supporto!


Advertisements

9 comments

  1. bluebird90 · maggio 17

    Favolosi racconti, anche se alcuni mi hanno fatto pensare molto. E a essere sincera mi è rimasto anche un po di amaro in bocca. Ma come sempre sei un bravissimo narratore, lo dico col cuore.
    Spero sentirti presto,
    Blue

    Liked by 1 persona

    • D. (Cercatoredifavole) · giugno 20

      Dolce e amaro sempre abbracciati per l’eternità. La cosa più interessante è che i protagonisti di questi racconti potrebbero (esatto, potrebbero) essere noi e noi potremmo essere loro.
      Grazie cara, se le mie parole sono arrivate e ti hanno suscitato pensieri, allora il mio obiettivo l’ho raggiunto 🙂
      A presto!

      Liked by 1 persona

  2. Pingback: Erasmus, attentati di Bruxelles e incidente spagnolo: CercatorediFavole si racconta -
  3. alessialia · aprile 19, 2016

    Oddeo che bello… Davvero… Hai fatto tante foto di attimi di vita…. Una vita preziosa che in un attimo è spazzata via dalla follia…
    Caoita ogni tanto di camminare o stare in metro e cercare di immaginare le vite degli altri….
    Mi hai emozionato con questo racconto…!

    Mi piace

    • D. (Cercatoredifavole) · aprile 19, 2016

      Sono veramente felice di averti trasmesso qualcosa, credimi è stata un’emozione per me immaginare quanti cuori pulsano in un dato istante. E quanto terribile può essere un gesto volto a privare le persone del proprio tempo. Grazie del commento e di essere passata, era un sacco che non ci si vedeva 😉

      Liked by 1 persona

  4. Pingback: Progetto “NoiLiAbbiamoAiutatiCosì” | D.
  5. lamelasbacata · aprile 16, 2016

    Lo dico spesso ma ora lo so per certo. Sei speciale!

    Mi piace

    • D. (Cercatoredifavole) · aprile 17, 2016

      Lo sono davvero? Credo che la “specialità” possa esistere ma sempre come frutto di interazione e condivisione. Sono le esperienze offerte dagli ambienti frequentati a dare l’opportunità di crescere, sono gli stimoli lanciati dagli altri a dare forma ai propri, è l’essere speciale degli altri a rendere speciale, quando possibile, te. È un cerchio autoalimentato di cui non si conosce l’origine, chi ha iniziato cosa e quando e come, e non importa. Io non sono niente senza quelle poche persone che mi hanno salvato la vita, senza gli arrivi e gli addii, senza le ferite lasciate dagli abbandoni e i fiori cresciuti sulla mia pelle dopo i nuovi incontri, senza te che leggi e senza un contenitore come questo che impedisce alle idee in testa di squarciare addirittura l’aria in una scatola chiusa. Grazie Mela. Grazie anche da parte di Liesbeth, Christine, Francisco, l’Idealista e Andreas. Anche da parte del cane. Loro sono noi, tutti noi.
      Un abbraccio e scusa per la risposta prolissa, ogni tanto non riesco a fermare la capoccia che mi ritrovo su questo collo 🙂

      Mi piace

      • lamelasbacata · aprile 17, 2016

        Grazie a te. Siamo la somma e la sottrazione di molte esperienze, di persone, incontri, lacrime e sorrisi, emozioni sempre e comunque. Questo è innegabile ma c’è una scintilla, un quid, che fa la differenza tra una persona e l’altra, che rende tutto più prezioso. Io in te la vedo ed è solo tua, potrai decidere che uso farne ma c’è e ti rende speciale.

        Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...