Trentasei trentaseiesimi (quarto motivo).

#11motivi

Trentasei su trentasei. Pensavo che alla fine dei sei anni avrei tratto un bilancio rimanendone entusiasta. Pensavo che sarei stato terribilmente euforico e che i salti di gioia sarebbero arrivati fino alla Luna. Invece il primo momento si è solo riempito di un senso di vuoto. Poi la stanchezza. Poi non ho sentito niente. A volte le situazioni risucchiano energia e risorse a lungo e la guarigione non è semplice né rapida.
Il punto è che mi sono sentito anestetizzato e privo di reali emozioni: quando ho guardato il centro del petto ho visto solo un cuore fatto di pietra, proprio io che, tanto ipocrita, professavo la ricerca dei fuochi d'artificio ogni giorno. Sono stato così tanto concentrato su stati d'animo auto-referenziali che ho dimenticato come si fa ad emozionarsi? Come si fa a sentire? Come si fa a gioire?
L'urto e l'insulto ripetuto hanno scatenato una reazione di difesa e desensibilizzazione e quindi cammino senza essere sveglio. Sorrido su una pelle che non si tira e respiro aria artificiale. Dove sono le cose belle? Ci devo pensare su, le devo scovare, scoprire, spolverare, tirare fuori da scatole nere e profonde. Quando dovrebbero essere qui.

Trentasei su trentasei. Un'infinità, un numero esageratamente alto che trasborda da ogni piano accademico, una reclusione non commisurata alla scelta e forse molti meno incentivi del dovuto durante il percorso. Mi guardo indietro e continuo a non sentire niente. Dov'è l'entusiasmo, l'eccitazione, la contentezza? Forse ho solo paura di mancarle, ho paura che possano mollare la presa e scivolare via dalle mie dita, ho paura che non vogliano essere afferrate. Eppure, la voglia stessa di rompere la pietra attorno al cuore potrebbe essere l'antidoto all'anestesia: la miscela giusta di motivazione che pervade l'animo e che ci smentisce quando un attimo prima ci siamo detti di non sentire niente. Forse nel momento stesso in cui, tra le lacrime, pensiamo di non sentire niente, é proprio lì che le emozioni sgorgano fuori e ci travolgono. Effettivamente un impulso nervoso viene naturalmente e fisiologicamente accompagnato da un periodo refrattario. Significa che a seguito di un potenziale d'azione la membrana della cellula diventa meno eccitabile e non è più in grado di generare altri potenziali d'azione: questo periodo di minore responsività è appunto il periodo refrattario. La probabilità che si generi un secondo potenziale d'azione in coda ad un altro dipende dal tempo intercorso tra questi due eventi. Il periodo refrattario quindi impedisce il riverbero dei segnali nella rete nervosa assonale, impulsi che devono invece essere propagati in un'unica direzione, e regolarizza la generazione dei potenziali medesimi.
Appena finiti questi sei anni, forse c'è bisogno di un periodo di tempo in cui mente e cuore possano rigenerarsi e rigenerare emozioni di nutrimento. Forse qualcuno come me ne ha bisogno. Anche per gli altri sarà così?

Trentasei su trentasei. Occorre darsi tempo per realizzare, tempo per disintossicarsi dalla fatica, tempo e volontà per spaccare la pietra. Il risveglio è possibile soltanto grazie a noi stessi. Forse il quarto motivo della scelta è proprio quello di voler arrivare fino alla fine di un percorso così lungo e così difficile e percepire cosa si prova. Trovare una ragione per essere orgogliosi di se stessi, fieri di aver resistito ed essere arrivati al traguardo. Forse le emozioni positive sono una droga, e si è disposti a sopportare quelle negative pur di cogliere la possibilità di provarle. Non è mai vero che non sentiamo niente.

Ancora non so se questa facoltà sia stata quella giusta per me. Probabilmente non lo saprò mai. Ma credetemi, una volta finito, la sola soddisfazione di aver finito e completato un obiettivo può darvi un sollievo. Sollievo che arriva in ritardo, dopo il periodo refrattario. Non importa come, quando, in quanto tempo, non importa l'amore spassionato o meno per la materia; importa che avrete finito, perché avrete resistito e mantenuto costanza e tenacia anche quando quel libro vi ha vomitato parole in faccia. Anche quando le cose sono andate male. Anche quando la vita vi ha messo a dura prova. Anche quando avete capito che conveniva di più mollare che continuare. Anche quando chi più avrebbe dovuto sostenervi, vi ha buttato giù. Ci sono cose che ci soddisfano e cose che non ci soddisfano, d'altronde è il motore per le nostre azioni e per i nostri progetti: cosa ci piace, cosa possiamo cambiare, cosa accettiamo. Gli affetti e le relazioni sono un grande motivo per cui essere felici e grati, questo non vuol dire mettere a tacere un'ambizione o un'aspirazione. O un cambiamento. O una riflessione.
A volte penso che gli anni all'università siano stati anni buttati, e per certi aspetti è davvero così purtroppo, eppure questo tempo ci ha fatto crescere… il bilancio prima o poi sarà positivo. Sono state fatte delle cose (grandi o piccole, tante o poche), ed è stato portato avanti un lavoro per la realizzazione personale, a livello lavorativo, professionale, affettivo, artistico, e via dicendo.

Semplicemente non bisogna fermarsi mai, traendo forza dal nostro meraviglioso intelletto e dai nostri pensieri. Senza dimenticarsi di osare. Senza dimenticarsi che al momento giusto ci scrolleremo di dosso l'assenza di sensazioni e torneremo a sentire di nuovo. Torneremo a gioire. A fare sul serio.

Cazzo, trentasei su trentasei, che avventura!

👉 Espiazione (secondo e terzo motivo)

👉 L'odore dei limoni (primo motivo)


👉Soundtrack ("Made of Stone" – Matt Corby)

👉Pagina FB

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One comment

  1. lamelasbacata · 12 Days Ago

    Comunque complimenti! 👏👏

    Mi piace

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