Qualcuno invece di nessuno (50).

[ITA] Il mio San Valentino inizia con una chiamata poco dopo mezzanotte per una peridurale. Primo figlio, per entrambe. Lei è bionda, mingherlina e con gli occhi chiari. Lei è castana con delle sfumature ramate e occhi scuri, ma mi dice che si è tinta i capelli perché non si sente affatto una bionda naturale. Ho chiesto i loro nomi ma li ho dimenticati dopo un paio di secondi. O forse no, ricordo B., la mamma col pancione che mi guarda speranzosa in attesa che la liberi dalla sofferenza delle contrazioni. L’altra mamma le stringe la mano, incerta sul da farsi ma con il serio intento di proteggerla anche dal dolore che non si conosce.banksy-bristol-san-valentino-2020-foto-murale-640x425

Faccio girare B. sul fianco destro, mentre la compagna le accarezza un braccio e la aiuta a muoversi sul letto. La procedura scorre agevolmente, forse giusto una loss of resistance più profonda di quanto mi aspettassi. Ma dopo un quarto d’ora B. si sente meglio perché la prima dose sta cominciando a fare effetto.
Non appena registrati i dati nel sistema dell’ospedale ripasso a controllare, mi ringraziano per – per cosa? Ho solo fatto il mio lavoro. Non mi ero nemmeno addormentato sulla brandina perché mi ci ero appena sdraiato sopra. Poco male. Scambiamo ancora qualche chiacchiera mentre mi assicuro che la pressione di B. non crolli a picco giù nel dirupo. Ci hanno provato già quattro volte e forse questa è la volta buona, ma nei loro occhi non c’è traccia di esaurimento o di risentimento. Il loro sguardo arde di spirito combattivo e determinazione. Sono pronte ad accogliere un nuovo membro in famiglia, perché loro famiglia lo erano già. Un cane, un tetto sopra la testa che diventa tutto, tanti insuccessi e una rosa in un bicchiere appoggiato sul comodino.

L’ostetrica entra con sguardo lievemente allarmato dopo aver visto il monitor in remoto dall’altra stanza. Il battito fetale ha rallentato un po’ troppo, segno che il calo di pressione dopo la peridurale ha dato un po’ fastidio alla ranocchia nella pancia di B. La giriamo sul fianco sinistro, aspettiamo qualche secondo. Il battito torna normale. Anche il nostro e quello delle mamme. Gli occhi di B. incontrano periodicamente quelli della compagna che si tiene a rispettosa distanza per non intralciare eventuali manovre. Sono entrambe baluardo per se stesse e al contempo l’una per l’altra. Si identificano, riconoscono la rispettiva presenza in quelle quattro mura. Potrebbe esserci chiunque altro al mio posto, qualsiasi altra ostetrica, qualsiasi altro medico o familiare o individuo. Per loro non farebbe alcuna differenza. Perché hanno già qualcuno che fa la differenza. Che dona un significato all’aria carica di attese che si respira nella stanza.

Stringo la mano a entrambe e ci scambiamo un gran sorriso. « Per qualsiasi cosa mi faccia chiamare », faccio l’occhiolino all’ostetrica. Il resto della notte prosegue con un altro paio di peridurali, una desaturazione in terapia intensiva e una possibile angina pectoris che alla fine si rivela un’attacco di ansia (ma quando le troponine sono negative mi sento comunque più leggero).

Quando esco è già mattina inoltrata, il sole è coperto da una fitta coltre di nuvole. Mi aspetta una casa vuota e stanca. Ma una bella sensazione è rimasta addosso a qualche centimetro quadrato di pelle. È venerdì e il weekend è iniziato con un bell’esempio di amore quotidiano mostrato con grande semplicità. Penso che bisogna prendersi sempre cura di se stessi anche quando si diventa in grado di prendersi cura di un’altra persona. Anche quando le persone vanno via. O quando arrivano. O quando la vita va avanti ma l’amore resta. Resta dove sei rimasto tu a guardare. Resta nei posti dove chi è in grado di amarsi è in grado di amare.

Possiamo essere qualcuno, invece di nessuno. Possiamo essere amore, invece che dolore. Persone che sono felici, invece di essere perfette.


D. (Cercatoredifavole) vi augura un buon San Valentino.

👉Soundtrack (“Rain” – Ben Rowley)

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[ENG] My Valentine’s day begins with a call shortly after midnight for an epidural. First child, for both. She is blonde, skinny and with light blue eyes. The other one is brunette and has dark eyes, but she tells me she has dyed her hair because she doesn’t feel like a natural blonde at all. I asked for their names but forgot them after a couple of seconds. Or maybe not, I remember B., the pregnant mother with the big belly looking at me hopefully waiting for me to free her from the pain of the contractions. The other mother holds her hand, uncertain about what to do but with the serious intent to protect her also from that sort of pain nobody has ever experienced.

I roll B. on her right side, while her partner caresses her arm and helps her move on the bed. The procedure runs smoothly, perhaps just a loss of resistance deeper than expected. But after a quarter of an hour B. feels better because the first dose of Ropivacaine plus Sufentanyl begins to work.
Once I record the data in the hospital system I go back to check, they thank me for – for what? I just did my job. I hadn’t even fallen asleep on the cot because I had just lain on it. We chat a little bit more while I make sure that the blood pressure of B. does not collapse down. They have tried four times already to get pregnant and maybe this is the right time: in their eyes there’s no trace of sadness or resentment or fear. Their gaze burns with fighting spirit and determination. They are ready to welcome a new family member, because they are a family already. A dog, a roof over their head where they have everything they need, many failures and a rose in a glass standing on the bedside table.

The midwife rushes in pretty frightened after having watched the monitor remotely from the other room. The fetal beat slowed down a little too much, a sign that the pressure drop after the epidural bothered the tiny frog in B’s belly. We roll her over to the left side, wait a few seconds. The beat returns normal. Even our heartbeat and that of the mothers. The eyes of B. constantly meet those of her girlfriend who keeps her distance so as not to hinder any maneuver. They are both a safe place for themselves and at the same time for each other. They recognize their respective presence in those four walls. There could be anybody else in my place, any other midwife, any other doctor or family member or individual. It would make no difference to them. Because they already have someone who makes a difference. Who gives meaning to the air full of expectations that you breathe in the room.

I shake hands with both and we exchange a huge smile. ” Please call me for anything “, I wink at the midwife. The rest of the night continues with another pair of epidurals, a desaturation in intensive care unit and a possible angina pectoris which eventually proves to be a panic attack (but when the troponins are negative, still, what a relief!).

When I finally leave the hospital it’s already late in the morning, the sun is covered by thick clouds. An empty house awaits me. I’m tired, but a good feeling remained on a few square centimeters of my skin. It’s Friday and the weekend started with a great example of love shown with simplicity in all its beauty. I think we must always take care of ourselves even when we become able to take care of another person. Even when people leave. Or when they arrive. Or when life goes on but love just stays. It stays where you stayed to watch. Stays in the places where whoever is able to love themselves, is able to love.

We can be someone instead of no one. We can be love instead of pain. People who are happy, instead of being perfect.

3 comments

  1. massimolegnani · marzo 5, 2020

    sì, sicuramente positiva.
    ciao

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  2. massimolegnani · febbraio 19, 2020

    hai talento nel raccontare senza enfasi le emozioni del tuo lavoro.
    ml

    Piace a 1 persona

    • D. (Cercatoredifavole) · marzo 4, 2020

      Grazie caro MassimoL!
      Senza enfasi, che dici, è una cosa positiva? Magari a volte con pacatezza e naturalezza la bellezza arriva dritta dove deve arrivare.
      Mi vado a fare un giro sul tuo blog, grazie di essere passato.
      Un caro saluto

      Piace a 1 persona

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