Above all else, be kind.

Eccolo là. Uno starnuto, non so da dove provenga, ma l’ho sentito forte e chiaro. Mi si rizzano i peli sul collo, comincio a pensare a quale velocità viaggiano le goccioline di saliva nell’aria. Vengono sparate in tutte le direzioni, giusto? Oddio, non c’era una formula per calcolare l’angolo di pendenza, la frazione delle rette proporzionali moltiplicata per gli asintoti e divisa per la radice quadrata della costante di flusso invertito? Mi premo la mascherina sul naso fino a scavarmi una fossa in mezzo agli occhi e poi mi tiro su anche la sciarpa gialla fino a solleticarmi le ciglia. Con la coda dell’occhio noto qualche pelo bianco e nero del mio gatto che probabilmente aveva deciso di usare la sciarpa come toeletta personale. Poco male, siamo alle prese con una pandemia, io ho il batticuore, oh cielo, qui in sala d’attesa ci sono così tante persone e io già sento caldo. Sarà la febbre? Sicuramente mi sta salendo la temperatura, ecco, ora cos’è questo prurito dietro la lingua? Aspetta devo schiarirmi la gola, ahia che dolore, ora ho pure il mal di gola. E gli odori? Li sento gli odori? Provo ad alitare dentro la mascherina e sento la zaffata del caffè di stamattina, aspetta ma me lo sto immaginando? Ma il caffè stamattina l’ho bevuto o no? Comincio a perdere la memoria, lo sento, questo è il primo sintomo, non ricordarsi più le cose. Vuol dire che sono infetto, me lo sono preso. San Gennaro aiutami tu. Con la mano mi tasto la fronte, è bollente. Ecco, ho la febbre! Quello seduto a tre sedie di distanza ha pochi ciuffi di capelli bianchi e molte rughe sul viso, d’un tratto accavalla le gambe e inclina il busto leggermente nella mia direzione, per la miseria ma cosa fai? Non vedi che siamo nel bel mezzo dell’emergenza? Questo tuo spostamento d’aria può diffondere l’infezione, sai adesso quante particelle sono state sparate tutt’intorno? E poi questi stranieri, che portano il virus e lo diffondono a macchia d’olio, rifugiandosi in altri paesi. Ma la lingua la imparano? Io sto male, devo essere curato, ho ancora tutta la vita davanti a me, il nonno con le gambe accavallate ha già vissuto quello che doveva vivere. Il cuore mi batte all’impazzata, sto per avere un infarto, lo so, perché sono stato contagiato. Dalle barelle piene di anziani che ho visto in corridoio. Aiuto, devo essere visitato per primo non posso continuare ad aspettare sulla sedia, questa è un’emergenza non lo capite?

Arriva il dottore, rigorosamente con mascherina e senza avvicinarsi troppo. Finalmente chiama il mio nome, tocca a me. Finalmente, per favore qualcuno mi curi! Vi prego! Quando si presenta odo subito un accento straniero e storco il naso. Diamine, la pelle sembra chiara come la mia, non riesco a vedere se ha barba o baffi, ma cavolo proprio uno straniero doveva capitarmi? Non parla perfettamente la mia lingua! Ma perché nessuno capisce che io sto male? Tutti quanti sono già contagiati, devo fare un tampone perché ho dolori in tutto il corpo, ma perché mi hanno mandato questo medico straniero? Ecco! Ha starnutito! Lo stesso starnuto che ho sentito prima. Era lui! Vuol dire che è tutto perduto. Devo scappare, fuggire, isolarmi, ma poi chi mi porta da mangiare, e l’aperitivo dove e con chi lo faccio? E le discoteche sono chiuse? Che disperazione, dove la vado a fare la movida adesso? Ahimè, che vita da reietto quella alla quale sono condannato. Ma ora basta, devo sacrificarmi per la patria, uscire da qui.

Il dottor Rossi osserva con aria interrogativa l’individuo dalla sciarpa gialla correre verso l’uscita e volatilizzarsi come se avesse visto un fantasma, o peggio la morte nera in persona. Il naso gli prude ancora per la maledetta allergia, fortunatamente il test di un paio di giorni prima effettuato per scrupolo di coscienza era negativo. Fa del suo meglio per aiutare i pazienti, indossa tutte le protezioni necessarie e i dispositivi adeguati quando si reca a contatto con casi accertati, fa del suo meglio per comprendere e farsi comprendere senza smettere di studiare quasi ogni sera qualche vocabolo nuovo di quella lingua così astrusa. Fa del suo meglio quando deve intubare, prelevare sangue, assicurarsi accessi venosi per pompare medicinali in un corpo già debilitato e danneggiato dalla malattia. Il dottor Rossi abita da solo, vive da solo, fa la spesa da solo, mangia da solo e dorme da solo. I pochi nuovi amici preferiscono tenersi a distanza, di questi tempi, sapete, bisogna essere prudenti.

Dopo un lungo sospiro scrolla le spalle e guarda corrucciato la lista ancora lunga di nomi da chiamare. Il dottor Rossi è allergico ai gatti. Chiama il nome successivo, e fa del suo meglio per sorridere attraverso la mascherina. Almeno dagli occhi, qualcosa può trasparire.


D. (Cercatoredifavole).

👉Soundtrack (“Caroline” – Thunder Jackson)

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8 comments

  1. Bloom2489 · ottobre 24

    Bellissimo, mi sono riconosciuta in un paio di punti 🙂

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  2. residuiorganici · ottobre 24

    Il dottor Rossi è il tuo alter ego?

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  3. LatteScaduto · ottobre 24

    Io mi sarei dato fuoco assieme al dottore 😀 😀 😀

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