Le cose che non sai (di me).


Dimmi qualcosa che non so.

[ITA] Cosa direste voi ad una persona cara? Qualcuno che amiate, che condivida o meno con voi un legame di sangue? Cose che non potete più dire a qualcuno che non c’è più? Piccolezze che passano inosservate, dettagli che forse quella persona non è mai riuscita a notare? rain-02Quali sono le immagini e i pensieri intimi che nessuno conosce e che non vi siete mai presi la briga di spiegare? Non deve essere tutto. Deve essere qualcosa. Read More

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Quando arriva domani (l’ora blu).


L’alba è un privilegio per pochi.

Ritrovarsi su un treno, su un aereo, su un autobus, di nuovo verso terre lontane e lontani inizi. Meglio farlo un soffio prima che spunti il giorno, o quando il tramonto che ci ha preceduti assume un colore tenue di alba confusa.

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Le cose piccole.


[Ita] Lo sapete cos’è che fa la differenza? Sono le cose piccole. Gli atomi indivisibili più potenti. I nuclei che stanno al centro e che comprimono tutta l’energia al loro interno. La differenza la fanno i secondi. Minuscoli pedsc_7318modzzi di tempo che acquistano il significato più grande solo se impariamo a vivere. La differenza la fanno i biglietti che si ricevono insieme ai regali, dove anche una sola parola scritta nel modo giusto irrompe come un uragano. La differenza la fanno i pensieri, quelli piccoli dati in una busta di amore puro e quelli che una buona testa pensa e tiene per sé. È nelle cose piccole che possiamo ritrovare una direzione, basta un solo momento in cui i nostri occhi possono focalizzarsi su un punto e la testa smette di girare. D’altronde è con una bussola e un cielo colmo di stelle piccole come granelli di sabbia che si sono solcati mari e fiumi, per scoprire nuove terre. La differenza la fanno i piccoli cuccioli, che sopravvivono alla caccia dei predatori e alle avversità della giungla, dandosi tempo per crescere. La differenza la fanno i punti, perché una nuova frase inizia sempre dopo che un’altra è terminata. La differenza è nella grandezza di un istante breve ed irripetibile. Read More

Acqua e schiuma (Considerazioni random sulla vita #3).


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[Ita] Ci sono persone. Ci sono macchie di gelato sulla maglietta. Ci sono pezzi di vita su una panchina di legno e un caldo atroce. Una vibrazione o forse l’illusione di una vibrazione e pensi subito che sia il cellulare, un messaggio, una chiamata. Invece è soltanto il giorno che scorre, forse il legno che fa da cassa di risonanza alla tua voce. Il cellulare può aspettare.

Ci sono momenti. Esperienze e memorie che gridano dietro gli occhi di ciascuno. Fa caldo, ecco perché il gelato si è sciolto prima che tu te ne accorgessi. La panchina di legno sembra un luogo sicuro su cui abbandonare il proprio corpo. Una zattera in mezzo alla piazza bruciata dal sole. La frenesia può aspettare. Read More

Pelle a mosaico.


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Le-cicatrici-del-mio-Cuore-di-Jeanpietro-Puntillo[Ita] In medicina, la guarigione delle ferite può avvenire in due modi: per prima intenzione o per seconda intenzione. Il nostro corpo mette in atto meccanismi di riparazione per il riempimento della soluzione di continuo e per la chiusura della ferita: la cicatrice è il risultato di una ferita. La ferita il risultato di un evento traumatico. La gravità della ferita è il risultato proporzionale alla forza dell’insulto.
La prima intenzione si realizza quando i margini della ferita sono ben accostati tra di loro in tutti i piani e in assenza di spazi vuoti, la seconda quando ciò non avviene e l’organismo deve mettere in atto meccanismi più complessi. Da un punto di vista biologico però alla base dei due processi vi sono gli stessi identici fenomeni, variabili semplicemente da un punto di vista quantitativo.

Nella specie uomo non è ben rappresentata la rigenerazione (per intenderci, la ricrescita di un arto o la formazione di una copia identica e perfettamente funzionante di una parte del corpo amputata o lesa), se non in qualche esempio che riguardi fegato ed osso. La capacità di rigenerazione, generalmente, tende a ridursi sia fra gli animali sia fra i vegetali man mano che saliamo la scala evolutiva: non siamo lucertole o salamandre e nemmeno piante. Read More

Sottovoce.


E allora guardami.
Dimmi il contrario di quello che dici, dimmi quello che il tuo cuore dice. Dimmelo sottovoce.
Poi urla quando tutto tace.
Gridamelo in faccia,
che non mi vuoi vedere più,
poi afferrami un dito, un dito solo,
tieni salda la presa anche quando siamo in volo.

Hai finito il fiato, ma anche l’affanno è andato via,
per cosa hai lasciato spazio, per la vita tua o la mia?
Forse è l’occhio ad aver guardato il lato sbagliato,
lasciando che il polmone si riempisse a metà,
Ma sai due mezzi cuori ne fanno uno intero
quindi chi se ne frega del buio che verrà.
In quel posto solo nostro,
tu sei la mia luce e non importa in quale angolo ci sia il mostro.

Fammi un sorriso sottovoce,
lega un capo del filo al mio dito,
a fare i nodi io non sono capace.
Ogni qual volta ne avrai bisogno,
tira l’altro capo ed io accorro, non importa dove.
Il mio petto è una scatola chiusa ma tu hai l’unica chiave.

Adesso che non hai più voce,
fai parlare me. Abbandona la tua croce.
Scegli bene, scegli la luce,

Scegli di vivere in pace.
La pace che senti,
solo se ci teniamo stretti.
E il cuore intero batte sottovoce.

Cercatoredifavole

👉Soundtrack (“BOTL” – Quinn Lewis + “Helium” – Sia)

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Le stelle fuori posto.


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stelle_marine_26Mi infastidisce sentire le vite degli altri sgusciare da dietro la mia schiena. Le loro voci e il chiacchiericcio sfiorarmi le spalle. Mi disgusta tutto questo fermento che c’è intorno che mi scartavetra il fianco come acqua ghiacciata. Cammino e guardo i passi che non sono i miei, il sole che non tocca la mia testa e le buche della strada che non evito. Sono qui ma non sono qui. Ho lasciato me altrove.

Che cosa faccio, quando mi manchi?

Ci provo davvero a socializzare. A non isolarmi. Mi sforzo di mangiare il panino con gli altri, di ascoltare educatamente le loro riflessioni su qualcosa che non è affatto importante, ma li vedo accartocciarsi su se stessi. Sgretolarsi di pochezza. Parlare delle stesse cose, ridere su battute inutili, inabili nel conversare su altro, impegnarsi tanto con l’università, incapaci di andare oltre. Incapaci di andare altrove.

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In Un Angolo Di Settembre.


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(C) Fotografia personale.

Ci sono giornate come questa. Esistono, succedono, fanno parte di una storia che sembrava lontana e irrealizzabile. Eppure ora è reale, è possibile, ed è qui. Una storia che ha i contorni di una favola. È la favola che ognuno di noi si costruisce strada facendo, scrivendo su anime di carta.

Certe storie, certe favole, si intrecciano perché gli intrecci non possono fare a meno di crearsi tra chi è destinato ad unirsi per mano in un angolo di Settembre. Allora possiamo volere bene e volere il bene, perché il bene va condiviso e perché siamo quello che condividiamo. Possiamo amare e cercare amore, trovarlo in una virgola tra due periodi, sommare quantità a qualità. Collocare le cose in un posto, un posto giusto, un luogo che potremmo chiamare parentesi ma che in realtà è semplicemente quella virgola piccola, presente, necessaria, inserita nella storia e viva tramite essa. Nostra.
“Sono con te, sono te, sono in te.”
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Il ponte delle lucciole.


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Fonte: Flickr

Le prime luci dell’alba bagnano la vallata e i campi che si possono ammirare da qui, sul ponte. Che magnifico mattino, che magnifico paese.
Ho le spalle ricurve e non riesco a raddrizzare la schiena, ci ho provato ve lo giuro, ma le sento più pesanti di un macigno.

Mi siedo sul cornicione e faccio penzolare le gambe nel vuoto mentre osservo la trama metallica delle inutili reti di protezione, posizionate più sotto. La strada dietro di me è vuota, forse è ancora troppo presto perché qualcuno si decida a divorare l’asfalto. Non un filo d’aria muove le molecole del giorno che sta nascendo ed io mi chiedo se ricordo ancora l’odore del vento. Sono stanco, e triste. A volte i problemi hanno la meglio sul mio umore ma io non ho paura di andare in pezzi, so che posso trovare la forza per ricostruire e riparare. È solo che tutto questo stanca e mi logora… Farlo ancora e ancora e di nuovo. Dopo non so più come continuare a resistere. Che cosa si può fare dopo gli ennesimi pezzi che graffiano il suolo?

Guardo giù, sono parecchio in alto ma tanto a me delle vertigini non è mai importato nulla. Sarà veloce e nessuno se ne accorgerà. Mi sto tormentando inutilmente.

Dicono che il ponte sia la postazione perfetta per vedere le lucciole dei campi e dei boschi in lontananza: tante piccole comete che esplodono ad intermittenza, barlumi di migliaia di stelle cadute sulla terra invece che consumate nel cielo. In realtà non le ho mai viste, speravo di scorgerle prima che facesse giorno. Forse le lucciole non esistono e quella voce era soltanto una burla, una tremenda dolce bugia per gli stupidi romantici, decadenti come me. Forse si sono spente da un pezzo e niente e nessuno potrà riaccenderle più.

Io ci provo ad essere buono, ci ho provato. Ma la vita non è stata buona con me. La vita non è stata buona.
E sono stanco, stanco, stanco, stanco, stanco.

*

La vita è sacra ed è banalmente l’unica che abbiamo. La vita è bella, può e deve esserlo anche nelle avversità eppure non tutti se lo ricordano. C’è chi se lo dimentica. C’è chi si dimentica quali sono le cose importanti: quelle semplici. Le emozioni. C’è chi se lo dimentica per un fatale attimo, chi per mesi, anni.

Resisti anche quando sei stanco. Resisti anche quando non ce la fai. Resisti anche se ti sei perso. Resisti, e con un po’ di impegno l’alba sarà di nuovo qui e la luce del sole darà colore alle tue vene.


👉Soundtrack (“To Build A Home (radio edit)” – The Cinematic Orchestra. Una delle tracce migliori della storia.)

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