22.



Come anticipato nel precedente post ho aderito con estremo piacere al progetto #NoiLiAbbiamoAiutatiCosì, gestito da Moto39 blog, che ringrazio molto (cliccate sui link sottolineati per tutte le info).

Questo è il racconto inerente al tema che è scaturito dalla mente del Cercatore. Il contributo è stato pubblicato qualche giorno fa sul blog Moto39. Spero davvero che vi piaccia, prende in considerazione i recenti fatti di cronaca. Vi consiglio di riprodurre la traccia che vedete in apertura post come accompagnamento musicale durante la lettura.


22 MARZO.

Una normale giornata di lavoro. Doveva essere solo una normale giornata di lavoro. Ora invece non sento più alcun suono e il fumo offusca la mia vista. Mi chiamo Abdullah, devo tossire ma non oso farlo e mi scoppiano i polmoni a forza di trattenere i conati di vomito insieme alla cenere penetrata nelle vie aeree. Sono disteso a terra e mentre sbatto convulsamente le palpebre un rombo di tuono sembra perforare la parete insonorizzata dei miei timpani. Non riesco a decifrarne l’origine ma possiede certamente un ritmo.
Provo a muovermi ma il mio corpo non funziona, io non funziono. Il terrore paralizza ogni centimetro quadrato di muscolo e vedo il mio petto alzarsi e abbassarsi troppo velocemente. Cosa è accaduto, chi, come, quando? Dove? Avverto qualcosa di appuntito e tagliente fare pressione sulla mia gamba e dei filamenti della consistenza di un capello sui palmi delle mani. Quello che sembrava un tuono altro non è che il mio stesso cuore che batte nelle orecchie, batte e ribatte ed ogni colpo è un martello impietoso sulla tempia. Il sangue pulsa nelle vene e fluisce e continua a dare vita ai miei organi in un vortice che rende il mondo un posto alquanto confuso. Una mano non me la sento più.
Era una normale giornata di lavoro e poi è successo quello che non doveva succedere. Read More

Progetto “NoiLiAbbiamoAiutatiCosì”


Cercatoredifavole aderisce con entusiasmo al progetto “LiAbbiamoAiutatiCosì” promosso e gestito dal blog Moto39! 😀

Cliccate sul link e sull’hashtag sotto la foto per maggiori informazioni! Ed ecco il mio contributo in forma di post.
#LiAbbiamoAiutatiCosì

Rasoio e spazzolino.


Mentre cammino a passo svelto verso la fermata dell’autobus, scatta il rosso al semaforo pedonale e devo arrestare la mia corsa. Rischio di perdere il mezzo e con esso l’opportunità di arrivare perfettamente in orario, ma poco male, ne passa uno ogni 10 minuti. Voglio comunque provare ad intercettare quello delle 07:52. Scatta il verde e la massa di persone che nel frattempo si è accumulata durante l’attesa muove il primo passo all’unisono, come se fosse guidata dallo stesso invisibile direttore d’orchestra. I ritardatari, gli agitati, i corridori, gli ossessivo-compulsivi, i perfezionisti, si riconoscono subito. La prima falcata è sempre più lunga di quella degli altri. Così siamo in 3 o 4 a staccarci dalla massa e ad andare in testa.

Sono trascorsi quasi due mesi dal mio trasferimento nella nuova città. Quasi un terzo del periodo previsto all’estero… Sulla mensola accanto allo specchio del bagno ho ancora l’astuccio che contiene tutto l’occorrente, come se stessi pernottando in albergo per una settimana. Qualcosa di breve e temporaneo, una parentesi distratta capitata per caso. Ogni giorno ripongo lo spazzolino, il dentifricio, il rasoio e tutto il resto. Tutto torna dentro l’astuccio. È piuttosto capiente dopotutto. Read More

Considerazioni random sulla vita #1


antwerp-1400_crop1400x560_tcm16-2395E insomma… Il trasferimento è arrivato. Credevo che un essere umano avesse un limite numerico di cose che potesse o riuscisse a fare, invece penso con molta modestia di aver oltrepassato quel limite e di aver battuto la persona con il precedente record mondiale di impegni e scadenze. Ovviamente qualsiasi studente nella situazione analoga avrà affrontato il medesimo carico di stress e tensione, ma io sono nella mia testa, non in quella degli altri, e per me tutto ciò ha rappresentato una novità assoluta dalla sconvolgente portata emotiva. Chiunque stia conducendo esperimenti per creare giornate di 48 ore è pregato di contattarmi al più presto. Read More

Espiazione (secondo e terzo motivo).


#11motivi

Oggi mi manca l’aria. Nonostante sia una bella giornata con un sole primaverile che accarezza un inverno mite, mi manca l’aria. Apro la finestra della stanza per l’illusione di un ricambio di ossigeno. Gennaio sembra Aprile nel suo volubile bagliore e strizza l’occhio all’estate. Mi servirebbe aria nuova, un pianeta diverso, piccolo e tutto mio, creato dal nulla. Un po’ come quello del Piccolo Principe. Leggete la seguente frase tutta d’un fiato e senza pause. Il 2016 è arrivato senza intoppi ma se a me manca l’aria dopo appena una decina di giorni dall’inizio diciamo che non si tratta del migliore dei presupposti. Bene. Avete mai provato la sensazione di essere fuori posto? Fuori posto nella vostra camera, fuori posto per la strada, al lavoro, fuori posto nella vostra testa. Di essere inadeguati e di dover fare qualcosa per rimediare all’ingombro causato dal vostro corpo sulla Terra. Fuori posto come le lucette e gli alberi di Natale che ancora adornano Roma e le grandi città nonostante Natale sia passato da un pezzo. La sensazione di dover cercare aria perché quella intorno a voi non è sufficiente e non volete mica rubarla agli altri. Tra le migliaia di voci che mi rimbombavano nella testa e le considerazioni che vorticavano alla velocità della luce, forse pensavo anche questo quando scelsi Medicina. Pietra grezza, tutti i motivi sono pietra grezza che ho potuto raffinare solo con il tempo, soltanto dopo, soltanto quando la scelta era già stata compiuta. Mi sono buttato con pochi paracadute e molti sassi appesi ai piedi. Espiazione. Read More

Se io non fossi io e tu non fossi tu.


Una luce troppo bianca mi trafigge gli occhi e sono costretto a serrarli di scatto; sento freddo alle gambe. Sono disteso sulla barella che qualcuno sta spingendo con lentezza nel corridoio.
« L’hanno fatto? » riesco a borbottare mentre lotto contro il torpore degli anestetici « Vi prego ditemi che non l’hanno fatto. »
L’infermiera si ferma davanti l’ascensore, lascia cadere le mani dalla sbarra e si sposta alla mia destra. Mi guarda con un’espressione indecifrabile mentre dice:
« No. Non l’hanno fatto, è ancora tutto intero. » Le porte dell’ascensore si aprono con un lieve trillo e lei mi spinge dentro, poi si posiziona nell’angolo libero e preme un tasto per scendere ai piani inferiori. « È stato fortunato, ancora pochi secondi e non ci sarebbe stato più modo di tornare indietro. » aggiunge.
« Li ho fermati giusto in tempo, eh? » inarco il collo per tentare di guardarla. Entrambi pieghiamo gli angoli della bocca in un sorriso strano. Forse di significato differente. Due sorrisi possono essere uguali nelle movenze e nell’anatomia ma molto diversi sui sentimenti che gli attribuiamo.
Le porte dell’ascensore si richiudono.
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Mentre bevevo un caffè.


Mi siedo con lentezza. Il locale è affollato e rumoroso, packed come direbbero gli Inglesi, non ci sono più tavoli liberi né dentro né fuori. Io ho occupato l’ultimo, uno di quei tavolini piccoli da due. Uno di quelli che anche quando sei solo puoi far finta di aspettare qualcuno. Uno di quelli abbastanza contenuti per non invadere lo spazio degli altri, e abbastanza grande da non sfociare nella claustrofobia. Un tavolino che sembra una zattera in balia della burrasca, completamente soggiogato dalla corrente, dal rumore, dalle persone. Ma ancora si regge a galla, rimane in superficie, discreto, senza creare fastidio a nessuno. C’è un gran chiasso e il locale continua a riempirsi di gente variamente assortita. Read More

« Dai andiamo papà. »


Non so se lo sapete, ma nelle ultime settimane ho partecipato al contest-evento “Guest Blogger per un giorno” (qui e qui i post riassuntivi dedicati) e la mia storia è stato ospitata dal blog Moto39 (a mia volta ho ospitato Massimiliano Riccardi). Perdonatemi, ma volevo comunque proporla qui (è in finale come post Emozione nella top 2). Spero possiate apprezzarla. Diciamo che scriverla è stato difficile. Davvero.

Vi consiglio di passare nella sezione Soundtrack e di aprire la traccia suggerita come sottofondo al post n° 23 in un’altra scheda, in modo da ascoltarla in contemporanea alla lettura. Un caro saluto a tutti.


Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale. Oppure no.

La moto di papà è una Yamaha naked FZ6. Una Yamaha tanto a lungo desiderata, sacrifici per un obiettivo, un sogno realizzato. Mi ricordo che la lucidava quasi ogni sera in garage dopo una lunga giornata di lavoro e poi la copriva con delicatezza dandole il colpetto della buonanotte. Quando ero piccolo mi mettevo dietro a lui in sella aggrappandomi con tutte le mie forze al suo giaccone, poggiando la testa su quella schiena che mi sembrava gigantesca. Era il pilota della mia astronave, il timoniere che non avrebbe mai permesso alla barca di affondare. Insieme viaggiavamo tra le onde di una vita storta e piena di brutture fermandoci ai semafori rossi. Poi le mie prese sono diventate meno salde, non cingevo più l’intera vita di mio padre con le braccia. Eppure avrei potuto, le mie braccia erano cresciute, erano più lunghe. Col passare del tempo ho iniziato ad afferrare la sella e le maniglie che avevo dietro di me, evitando ogni contatto, preservando quei pochi centimetri vitali di spazio tra guidatore e passeggero come se ci fosse un sottile muro d’aria tra noi. Un ostacolo, una lastra di vetro. Non volevo toccarlo: avrebbe dato fastidio a me e avrebbe dato fastidio a lui. Read More

Evento Community “Guest Blogger”.


Buonasera a tutti! Per festeggiare i 4100 iscritti nella community GPlus Blog and Blogger è stato indetto un concorso-evento, “Guest Blogger per un giorno”.
Il guest blogger scrive come ospite in un blog di cui non è autore redigendo un articolo in tema con i contenuti del sito, e al contempo può ospitare un guest post di un altro blogger.

Cercatoredifavole sarà ospite di VespaMoto39: ho scritto una storia che parla di moto e di sentimenti (clicca sul link per leggerla), e nel frattempo ho scelto di pubblicare il bel post di Massimiliano Riccardi (cliccate sul link del nome per visualizzare il suo blog), dalla tematica particolare, una “sfida” che gli ho proposto e che ha magistralmente portato a termine. Leggendo casualmente dei commenti scherzosi su un post, ho pensato che avrebbe potuto calarsi nei panni di qualcuno totalmente diverso da sé. Per una storia che veicolasse non tanto un punto di vista del singolo quanto i sentimenti delle diversità, importante ricchezza che a volte non viene compresa da tutti. Un esercizio all’empatia, quasi una prova attoriale o recitativa. Devo dire che quella di Massimiliano è stata una grande prova: non indugio oltre e vi lascio alla bellissima lettura del suo post, Read More