Le cose che non sai (di me).


Dimmi qualcosa che non so.

[ITA] Cosa direste voi ad una persona cara? Qualcuno che amiate, che condivida o meno con voi un legame di sangue? Cose che non potete più dire a qualcuno che non c’è più? Piccolezze che passano inosservate, dettagli che forse quella persona non è mai riuscita a notare? rain-02Quali sono le immagini e i pensieri intimi che nessuno conosce e che non vi siete mai presi la briga di spiegare? Non deve essere tutto. Deve essere qualcosa. Read More

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Quando arriva domani (l’ora blu).


L’alba è un privilegio per pochi.

Ritrovarsi su un treno, su un aereo, su un autobus, di nuovo verso terre lontane e lontani inizi. Meglio farlo un soffio prima che spunti il giorno, o quando il tramonto che ci ha preceduti assume un colore tenue di alba confusa.

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Extrasistoli (Considerazioni random sulla vita #2).


MAS-Antwerpen

Mi ero dimenticato cosa volesse dire avere caldo. Mi ero dimenticato cosa fosse l’estate.

I miei cani mi hanno fatto le feste e sono quasi impazziti di gioia, così mi sono sentito davvero insostituibile per qualcuno.

Il viaggio è stato così confortevole che ero sul procinto di addormentarmi. Non l’ho fatto, perché troppi pensieri affollavano la mia mente.

Ho fatto il primo bagno al mare. Il 30 luglio.

Ho dormito nella mia stanza e quando mi sono svegliato mi sembrava tutto fuori posto.

Non è cambiato niente, ma è cambiato tutto. Non si è più gli stessi al ritorno.

Mi è stato detto che parlo anche con i muri.

Ho imparato ad accettare i silenzi e ad amarli per quello che sono, ossia non silenzi. Perché ho capito che non li rendo mai realmente muti, c’è sempre un angolo di me che sta gridando. Read More

(3)1 gocce di pioggia.


Esattamente un anno fa alla stessa ora buttavo i libri sulla scrivania e avviavo il computer senza sapere cosa sarebbe successo dopo. Alcune decisioni si prendono per mancanza di alternative e altre perché dopo ci fanno sentire meglio. Ero una bomba inesplosa sul punto di scoppiare da un momento all’altro ma è bastato un solo foro per alleviare la pressione. Per far fluire in modo ordinato e spontaneo i pensieri e costruirgli argini a destra e sinistra. È stato un modo per incanalarli e concretizzarli permettendo la depressurizzazione della calotta cranica. Dopodiché, col passare del tempo, le due rive si sono distanziate sempre di più e il fiume si è allargato, espandendosi naturalmente negli spazi vuoti. Quel giorno non sapevo cosa avrei fatto o come avrei dato senso alla mia testa piena di parole, e poi è nato questo blog. Compagno silenzioso di avventure e scatola in cui mettere le cose fuori posto. Mi ha donato tanto, forse più lui a me che viceversa, mi ha riempito di inaspettate soddisfazioni. In un anno ha riflettuto ad ogni istante la mia immagine per consentirmi di passare attraverso lo specchio e abbracciare gli spigoli. Dovreste farlo anche voi: abbracciate gli spigoli. Read More

Rasoio e spazzolino.


Mentre cammino a passo svelto verso la fermata dell’autobus, scatta il rosso al semaforo pedonale e devo arrestare la mia corsa. Rischio di perdere il mezzo e con esso l’opportunità di arrivare perfettamente in orario, ma poco male, ne passa uno ogni 10 minuti. Voglio comunque provare ad intercettare quello delle 07:52. Scatta il verde e la massa di persone che nel frattempo si è accumulata durante l’attesa muove il primo passo all’unisono, come se fosse guidata dallo stesso invisibile direttore d’orchestra. I ritardatari, gli agitati, i corridori, gli ossessivo-compulsivi, i perfezionisti, si riconoscono subito. La prima falcata è sempre più lunga di quella degli altri. Così siamo in 3 o 4 a staccarci dalla massa e ad andare in testa.

Sono trascorsi quasi due mesi dal mio trasferimento nella nuova città. Quasi un terzo del periodo previsto all’estero… Sulla mensola accanto allo specchio del bagno ho ancora l’astuccio che contiene tutto l’occorrente, come se stessi pernottando in albergo per una settimana. Qualcosa di breve e temporaneo, una parentesi distratta capitata per caso. Ogni giorno ripongo lo spazzolino, il dentifricio, il rasoio e tutto il resto. Tutto torna dentro l’astuccio. È piuttosto capiente dopotutto. Read More

Considerazioni random sulla vita #1


antwerp-1400_crop1400x560_tcm16-2395E insomma… Il trasferimento è arrivato. Credevo che un essere umano avesse un limite numerico di cose che potesse o riuscisse a fare, invece penso con molta modestia di aver oltrepassato quel limite e di aver battuto la persona con il precedente record mondiale di impegni e scadenze. Ovviamente qualsiasi studente nella situazione analoga avrà affrontato il medesimo carico di stress e tensione, ma io sono nella mia testa, non in quella degli altri, e per me tutto ciò ha rappresentato una novità assoluta dalla sconvolgente portata emotiva. Chiunque stia conducendo esperimenti per creare giornate di 48 ore è pregato di contattarmi al più presto. Read More

Untitled (part 2), aka un attimo prima dell’alba.


Il vento soffia forte e sembra spingermi avanti, verso qualcosa. Sono tante piccole dita che mi spintonano e premono e pungolano in punti diversi e in momenti diversi tanto che ho l’impressione di scompormi in mille piccoli pezzi, come i frutti del dente di leone. Sì, proprio quelli che appaiono come minuscoli fiorellini, le parti di un tutto, che fuggono alla prima folata di vento o al primo soffio umano. Il dente di leone, o “soffione”, si sgretola in tanti ciuffi bianchi leggeri come piume: sono i frutti che consentono il proseguimento della specie. Un paracadute e un capolino per viaggiare lontano e agevolare grazie al vento la dispersione del seme, assicurando la progenie al dente di leone. Io vorrei dissolvermi in tanti piccoli fiori e avere milioni di occhi per ogni parte di me trascinata via dalla brezza. Essere contemporaneamente in più posti e vedere i fiumi, le montagne, i vulcani e le isole. Avere un paracadute e planare dolcemente su una nuova terra. Essere un soffione e seguire la bussola del vento. Read More

Untitled (part 1).


Sono le 19:00 ed è già buio. Piove. Forse è buio perché piove o credo piova perché è buio. Forse c’è qualche nuvola scura nella mia testa, qualche perturbazione atmosferica dentro le mie orecchie. Nella stanza non ho acceso la luce perché mi dava fastidio agli occhi, ma solo lo stereo e lo schermo del computer che con il suo riverbero chiaro accarezza la musica zampettante dagli altoparlanti. Mi piace, mi sento in un angolo protetto, la porta chiusa, il mio spazio. È buio e non c’è niente che io possa fare per mandare indietro l’orologio e far tornare il giorno, e una lampadina accesa sarebbe stata solo una lampadina della notte. Voglio che i miei occhi si abituino alla visione in gradazione di grigi, a quei puntini scuri che sembrano muoversi come le interferenze di una vecchia TV. La luce avrebbe permesso di vedere la strada e il panorama intorno a me, ma si è fatto tardi e solo un ombrello potrebbe farmi compagnia in questo istante. Voglio adattarmi al cambiamento, al cielo scuro e alle gocce di pioggia che mi bagnano la schiena, lasciarmi andare e farmi portare dalla corrente, sentirmi una foglia nel vento. Un granello di sabbia che non oppone resistenza al continuo mutare degli eventi e chissà in quale duna o abisso finirà. Read More

Sedici rintocchi.


Vi capita di andare in fissa con una certa canzone? O con l’intero album di un artista? O con un paio di tracce di diverso genere? Ma che domande, certo che vi capita. Ci sono quelle tracce, quelle canzoni trasmesse alla radio, quella musica sentita all’improvviso in un film, quel sottofondo di una pubblicità o di un video su YouTube, quei suoni che capitano per caso e che sembrano fatti apposta per quel momento della vostra vita. A volte trattasi di una traccia che vi disgusta, ma soltanto all’inizio. Succede che poi il mondo sembra congiurare contro di voi e ve la fa entrare per forza in testa trasmettendola ovunque. Quindi ci andate in fissa. E no, non parlo dei tormentoni estivi tunze tunze o delle musichette della boyband di turno che tenta di affascinare le ragazzine. Parlo di musica vera. Di quella che entra in risonanza nella vostra cassa toracica e vorreste strapparvi i vestiti di dosso perché basta lei.


Spesso riesci a trovare la colonna sonora perfetta per le tue emozioni, precisa e puntuale in quel dato momento: una delusione d’amore o un matrimonio, una gita al mare o la notte prima di un esame, la parentesi prima di cadere in un sonno profondo o il pomeriggio trascorso a correre al lago o in bicicletta. Addirittura qualcuno arrivò a ritenere che la musica fosse una forma di doping nello sport. In effetti la musica è il mio doping personale. La ascolto mentre scrivo, mentre studio (a basso volume), mentre corro, quando faccio una doccia, quando non ho voglia di studiare, mentre sono in macchina, in viaggio, sul treno, prima di addormentarmi. La ascolto quando guardo i tramonti. Quando voglio condividerla con qualcuno e quando voglio stare solo. La musica ha un ruolo essenziale nella mia vita, anche se non fossi stato un ballerino o un amante dell’arte sono sicuro che avrebbe esercitato comunque un potere particolare sulla mia anima. Tutte le volte ascolto le tracce in base al mio umore, alcune vanno bene quando è una giornata soleggiata, altre quando piove o addirittura quando nevica. Altre quando piove dentro di me. Sempre perennemente sincronizzate con i miei stati d’animo. La musica è necessaria ed elargisce significato al nostro senso dell’udito. La colonna sonora della vita rende decisamente più bello il viaggio e a volte grazie alla musica puoi viaggiare anche semplicemente stando fermo nella tua stanza. Read More